Gratta e vinci, l’esperto: "Aumenteranno le giocate. E pure le persone rovinate"

Il dottor Michele Sanza (Ausl Romagna): "I giocatori compulsivi sono in crescita Si rivolgono a noi solo quando sono schiacchiati da problemi economici e psicologici"

Il dottor Michele Sanza

Il dottor Michele Sanza

Cesena, 6 febbraio 2024 – “Chissà cosa ci potrei fare con 2 milioni di euro…". Ecco il sogno che tallona l’equilibrio già ondivago di ogni giocatore compulsivo. Ma il miraggio diventa realtà in un’infinita casistica di giocatori a bocca asciutta, spesso travolti dalla perdita di soldi, tempo, autostima e salute. Eppure ogni volta che una supervincita piomba sulla cronaca la sfida s’impenna. Ne conoscono i meccanismi perversi gli operatori dell’Unità per le dipendenze patologiche dell’Asl diretta dal dottor Michele Sanza, dove sono in cura circa 200 pazienti tra Cesena e Forlì: "E sono solo la punta dell’iceberg".

Dottor Sanza, pubblicizzare le vincite straordinarie stimola i giocatori compulsivi?

"Domanda retorica. Certo che li stimolano. La vincita straordinaria inasprisce la speranza, intensifica la fiducia irrazionale e attiva il pensiero magico. In pratica significa che potremmo prevedere che a Cesenatico si venderanno più ‘Gratta&Vinci’. Che non ha alcun senso poiché non ci sono speranze reali di vincite acquistando biglietti laddove altri hanno comprato un tagliando vincente".

Come mai rispetto a dieci anni fa i giocatori compulsivi sono in crescita?

"Ci sono ragioni di ordine sociale riconducibili al fatto che c’è una maggiore povertà e in tanti scommettono sulla sorte, ma anche ragioni psicologiche e psicopatologiche. Il gioco è come una droga e finisce per stimolare il sistema del piacere e indurre un comportamento compulsivo. E’ un’attrazione fatale. L’ebbrezza della vincita e l’adrenalina sono le spinte primarie".

Cosa vi chiedono le persone in difficoltà che si rivolgono alla vostra Unità?

"Generalmente arrivano da noi in uno stadio avanzato del disturbo, ossia nella fase della demoralizzazione e della perdita di speranza. Finché sono soggiogati dal gioco e dalla fiducia irrazionale nella vincita continuano a giocare. Vengono quando le loro problematiche economiche e psicologiche sono divenute importanti. Spesso hanno contratto debiti creando anche conflittualità con i familiari. In senso psicologico provano frustrazione, abbattimento, senso di colpa".

Come si pongono le famiglie? Collaborano alla cura?

"Dipende. Solitamente accettano di collaborare perché vedono in noi la possibilità di una soluzione al problema. Spesso hanno già affrontato conflittualità e rimostranze interne. Qualche volta, infatti, i problemi economici sono ingenti".

Come differisce il gioco d’azzardo compulsivo dalle altre dipendenze?

"Il gioco d’azzardo non è collegato ad una sostanze esterna ma endogena, ossia l’adrenalina. I meccanismi neuropsicologici, però, sono i medesimi. C’è una sovreccitazione di un certo nucleo del cervello che, attraverso la pratica del gioco, determina una rapida e intensa liberazione di dopamina che dà una sensazione di piacere, che si unisce a quella dell’adrenalina che dà il brivido dell’attesa. Tutto ciò interrompe la sofferenza. Spesso le persone che giocano creano artificialmente delle finestre di non pensiero dove cessano il dolore, le allucinazioni, i disagi".

Cosa fa la vostra Unità per combattere il problema?

"Abbiamo diversi progetti tra cui sportelli d’ascolto gratuiti per consulenze legali e psicologiche, e lezioni nelle scuole".