La disfida di Sarsina (Cesena): spunta un tempio romano dove sorgerà il palasport

Emerso durante i lavori, risale forse al IV secolo avanti Cristo. Sgarbi: va salvato. Il rischio è che venga ricoperto. Comune e Soprintendenza prendono tempo .

La disfida di Sarsina  Spunta un tempio romano  dove sorgerà il palasport

La disfida di Sarsina Spunta un tempio romano dove sorgerà il palasport

Sarsina (Cesena), 26 agosto 2023 – Tra chi certifica l’eccezionalità del ritrovamento (il ministro Sangiuliano e il suo vice Sgarbi), chi si organizza in comitato (i cittadini di Sarsina su iniziativa del veterinario David Satanassi), chi promette di tenere desta l’attenzione (l’ex parlamentare dei Verdi Sauro Turroni), il vero arbitro del futuro del Capitolium del 1° secolo a.C. emerso nel cuore di Sarsina sarà la Soprintendenza, che del ministero dei Beni Culturali e Archeologici è diretta emanazione. Lo straordinario manufatto romano rischia un nuovo interramento o, altra ipotesi contestata, avrà come tetto incombente un supermercato e un palazzetto dello sport? “La Soprintendenza sta valutando tutte le ipotesi - dice, con buona pace di chi scalpita, Federica Gonzato soprintendente per Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini - ma ogni decisioni sarà presa al termine delle indagini archeologiche”. Ed è quanto ribadisce Romina Pirraglia, funzionario archeologo della Soprintendenza che ha la responsabilità dello scavo sarsinate: “Stiamo indagando il bene nel suo complesso, ossia non solo quello che si trova sotto al sedime dell’opera progettata dal Comune di Sarsina, che comunque non intaccherebbe i resti del tempio, il quale si trova più in profondità rispetto alle quote del progetto edilizio”.

Dottoressa Pirraglia, significa che scavi e progetto di edificazione del palazzetto potrebbero essere conciliabili?

“Al momento sono previste modalità di valorizzazione virtuale e digitale, oltre alla ricostruzione in 3D fruibile con visori che consentono esperienze immersive. Non sappiamo come sia conservato il resto ancora da riportare alla luce”.

Cosa significa in pratica la valorizzazione virtuale?

“La possibilità di sfruttare tecnologie innovative e tutelare il ritrovamento. Ora è importante indagare il bene nella sua interezza”.

Saranno necessarie altre risorse per approfondire il programma degli scavi?

“Abbiamo chiesto un ulteriore finanziamento al nostro ministero, che è stato tempestivo, per estendere l’indagine anche nella parte non interessata né ad attività di edificazione né di scavo, ossia quella destinata ai parcheggi per i quali si sarebbero grattati non più di una decina di centimetri. Partiremo a breve”.

Vi ha sorpreso il ritrovamento?

“Per il suo stato di conservazione sì. L’area peraltro è a rischio archeologico altissimo anche per la sua vicinanza ai resti del foro. In più gli studi del passato, soprattutto quelli del professor Ortalli, ce la segnalavano come area di rinvenimenti. Questa storia parte dal 2018 e già da quelle trincee erano emersi lacerti strutturali a circa 1 metro e 60 centimetri. Avevamo dunque questa consapevolezza che ci ha portato a sorvegliare gli scavi. Il lastricato del foro è ad una profondità di 4 metri e 40 dal piano di calpestio: una voragine in centro storico a rischio idrogeologico”.

Si scava anche in questo periodo?

“C’è stata una sospensione, la parte emersa è coperta da geotessuto poiché le arenarie esposte da mesi correvano il rischio che si producessero delle scaglie. Terminato lo scavo in quel settore, riprendiamo. Presenteremo i risultati nel corso delle Giornate del Patrimonio il 23 e il 24 settembre. Ma porteremo anche le persone a vederlo, ovviamente in sicurezza. Già è visibile dal parcheggio superiore ”.