Rinuncia ai regali di laurea: "Ho donato tutto all’ospedale che ha salvato mio padre"

La neo dottoressa in Conservazione dei beni culturali Benedetta Mughetti ha raccolto i fondi tra amici e parenti per ringraziare il Sant’Orsola di Bologna, il professor Pier Luigi Zinzani e i volontari dell’Ail

Benedetta Mughetti con il padre Gianluca, tecnico di radiologia a Rimini, il giorno della laurea

Benedetta Mughetti con il padre Gianluca, tecnico di radiologia a Rimini, il giorno della laurea

Cesena, 2 aprile 2024 – Una giovane donna raggiante in tailleur pantalone bianco, la corona d’alloro dei laureati appoggiata sui capelli castani e, accanto, un padre legittimamente orgoglioso. La tradizionale immagine che immortala un traguardo importante? Anche, ma dietro c’è una bella storia di generosità che vuole essere un esempio. "Cosa chiedere in regalo per la mia festa di laurea - si è chiesta Benedetta Mughetti, da poco dottorata alla facoltà di Conservazione dei beni culturali e storia dell’arte di Ravenna - considerato che abbiamo di tutto e che c’è una vicenda che mi ha fatto tremare il cuore e ha innescato in me il desiderio di ringraziare concretamente una struttura sanitaria che si applica quotidianamente contro i tumori oncoematologici?".

Una donazione, è stata la risposta che Benedetta ha colto dentro di sé. Ed ecco la storia. Il padre di Benedetta ha dovuto affrontare un anno fa una battaglia contro un linfoma, e non era il primo considerato che dodici anni prima si era presentata la stessa patologia. Ma è stata una battaglia vincente.

Il regalo più bello che Benedetta, molto attaccata al suo papà e colta da una profonda preoccupazione davanti alla sua malattia, ha potuto avere per la festa organizzata a coronamento dei suoi studi. Così ha chiesto a chi voleva festeggiarla di condividere con lei il desiderio di donare contributi al padiglione Seragnoli dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove il padre Gianluca (61 anni, tecnico di radiologia a Rimini) è stato curato con protocolli sperimentali.

Sono stati generosi gli amici e i parenti coinvolti nella festa? "Molto - dice Benedetta - ma non è la cifra raccolta l’aspetto più importante di questa condivisione. Con la donazione, effettuata attraverso l’Ail, ossia l’Associazione linfomi e leucemie di Bologna, spero di contribuire pur in minima parte, alla ricerca e alla cura ma, soprattutto vorrei indicare ad altri questa possibilità. Quella di donare, magari rinunciando ad oggetti e abiti che restano inutilizzato mentre in alternativa potremmo contribuire alla ricerca in struttura importante".

"Tumore - aggiunge Benedetta - è una parola che spaventa anche solo a pronunciarla e quando le persone a noi vicine si ammalano è come se ci ammalassimo un po’ anche noi. E’ in questo frangente che si comprende quanta paura susciti il timore di perdere qualcuno a cui si tiene più della propria vita. Io stessa l’ho provato quella paura che smuove ogni singola cellula del cuore. Vorrei far sì che con la ricerca, anche attraverso le donazioni, la paura non esista più e, soprattutto, che le malattie del sangue vengano sconfitte. Per tutte le cure e le attenzioni che hanno riservato a mio padre ringrazio dunque tutto il padiglione Seragnoli, il professor Pier Luigi Zinzani, i volontari Ail di Bologna: il loro aiuto cambia la vita delle persone e rende possibili la vita e la cura".