Alluvione nelle Marche. Chiusa l’inchiesta bis per 23 indagati: ci furono tredici morti

Nel mirino lo stato dei fiumi e dei ponti. Coinvolti funzionari pubblici. Tra le ipotesi di accusa, esondazione e omicidio colposo plurimo. Fascicolo ancora aperto per 14 persone, fra sindaci e Protezione civile.

Alluvione nelle Marche. Chiusa l’inchiesta bis per 23 indagati: ci furono tredici morti

Alluvione nelle Marche. Chiusa l’inchiesta bis per 23 indagati: ci furono tredici morti

Alluvione nelle Marche, ci sono altri 23 indagati per i 13 morti e gli ingenti danni causati dai fiumi esondati la sera del 15 settembre del 2022. E’ un secondo fascicolo per cui procede sempre la Procura dell’Aquila (perché tra i danneggiati era figurato un giudice del tribunale di Ancona) dopo i 14 inviti a comparire arrivati a novembre scorso e che avevano riguardato i sindaci dei comuni interessati, dirigenti e funzionari della protezione civile, vigili del fuoco, per i quali venivano contestati i ritardi nel dare l’allarme ai cittadini. Questo fascicolo è ancora aperto.

Nel filone bis invece siamo alla chiusura delle indagini, l’anticamera di una richiesta di rinvio a giudizio e quindi ad un passo dal processo, che è stata notificata ieri ai diretti interessati. Nel mirino è finito lo stato dei fiumi e dei ponti che non hanno retto il passaggio di tanta acqua dovuta ad un evento atmosferico eccezionale. La Procura infatti contestata l’esondazione colposa (per l’esondazione del Nevola e del Misa), l’omicidio colposo plurimo e le lesioni colpose. Vengono contestate presunte negligenze o omissioni in opere che avrebbero concorso al rischio di criticità idraulica.

Tra i 23 indagati ce ne sono due anche del primo filone: Stefano Stefoni, dirigente della protezione civile delle Marche e Paolo Sandroni, dirigente della Provincia di Ancona per l’area, acque pubbliche e sistemazioni idrauliche da gennaio 2016 ad aprile 2016 (nel precedente invece è indagato come responsabile centro funzionale multirischio). Gli altri indagati, tutti dirigenti e tecnici per vari servizi della Regione, compreso anche l’ex Genio civile, e i lavori pubblici del Comune di Serra de’ Conti, sono l’ex presidente del Consorzio Bonifica delle Marche Claudio Netti, che alla notizia di essere indagato ha commentato "lo auspicavo, è giusto, questa indagine farà riflettere e investire nelle Marche", Mario Pompei al servizio infrastrutture, Nardo Goffi, assetto territorio e protezione civile, Stefania Tibaldi, tutela acque. Lucia Taffetani, dipartimento infrastrutture e sicurezza, Massimo Baldelli, dirigente Provincia nel 2014 e 2015 per acque pubbliche e sistemazioni idrauliche, Massimo Sbricia, settore tutela e valorizzazione amblente, Antonella Valentini, direttore area amministrativa e controllo del Consorzio Bonifica Marche dal 2014 al 2017, Michele Tromboni, responsabile Consorzio Bonifica Marche fino al 2020, Marco Del Prete, settore sistemi gestione, Davide Prussiani, responsabile area relazioni esterne del Consorzio fino a settembre 2022, Susanna Mercantognini, responsabile amministrativo consorzio fino al 2021, Luca Peparelli, Michele Maiani, Luca Pistelli, responsabile ufficio tecnico Comune Serra de’ Conti fino al 2020 e Chiara Marcelletti fino al 2021, Marco Plebani fino al 2022, Cristiano Aliberti, Sager Nafez, Giorgio Giorgi e Alessandro Appolloni.

Avrebbero tutti concorso in negligenze e violazioni, sia per la gestione degli alvei del fiumi, per mancata rimozione di piante e alberi, che nella cura e realizzazione di ponti. L’inondazione colposa è contestato per i danni all’hinterland senigalliese, paerticolarmente colpito dalla tragedia del settembre del 2022, interessando 500 aziende, 2.500 abitazioni e 8mila persone. L’omicidio colposo invece peri morti, tra cui anche il piccolo Mattia Luconi di 8 anni, la vittima più giovane.

Sotto accusa per la manutenzione il ponte a Serra de’ Conti: non è stata rimossa la soletta del vecchio ponte che ha ostruito il deflusso idrico.