Bufera sul mondo del calcio. Giro milionario di fatture false. Coinvolto il patron del Verona

Inchiesta della procura di Reggio Emilia. Al centro dell’indagine una società cartiera. L’obiettivo era frodare il fisco. A Maurizio Setti vengono contestati 300mila euro.

Frode fiscale per oltre 10 milioni nel mondo dello sport e non solo: l’inchiesta denominata "Cyrano", condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Mobile della Polizia di Stato di Reggio Emilia, tocca i vertici del calcio: coinvolta nell’indagine la Hellas Verona, club in serie A. Nei guai sono finiti in 26, tra cui il patron del Verona, Maurizio Setti (nella foto), 300mila euro la somma contestata, relativa all’anno 2019. L’inchiesta, condotta dalla procura reggiana (il fascicolo è seguito dal procuratore capo Calogero Gaetano Paci), è nei confronti di una società ‘cartiera’ con sede legale a Modena, la "D.a.l. Worldwide Distribution srl", e con oggetto sociale dichiarato di ‘attività delle concessionarie pubblicitarie’, a cui si contestano fatture per operazioni inesistenti. Ad utilizzarle, secondo gli investigatori, 22 società, che avrebbero così maturato indebiti crediti fiscali ed evaso l’Iva. In altre parole, si emettevano fatture per un servizio mai reso.

Il blitz, con perquisizioni nelle sedi delle società, è scattato ieri all’alba. Tra le persone giuridiche coinvolte, società calcistiche (tra queste appunto la Hellas Verona, ma anche minori, come la Folgore Rubiera, del Reggiano, che gioca in Eccellenza), poi altre attive nella produzione di programmi sportivi per la tv e nei settori trasporto merci, edilizio e meccanico, che avrebbero beneficiato dei vantaggi tributari iscrivendo poi le operazioni a bilancio. Spicca, tra gli altri, anche il nome di Matteo Bonini, già vicecampione europeo e italiano nel supercross e motocross. Contattato, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Oltre 100 i poliziotti e i militari delle Fiamme Gialle hano eseguito perquisizioni e sequestri. Cinque le regioni toccate, tra Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e Toscana. Frode fiscale, evasione delle imposte sui redditi e dell’Iva, diversi reati tributari, le accuse che riguardano a vario titolo gli indagati. Dietro la società ‘cartiera’ ci sarebbero due reggiani. Come funzionava la presunta maxi frode in atto tra il 2018 e 2019? La società emetteva fatture per operazioni inesistenti nei confronti di imprese reali e riceveva bonifici: poi la somma sul conto della società veniva subito prelevata dai titolari dei conti con più prelievi frazionati e spediti a società estere. I bonifici in entrata venivano da ditte nazionali, seguivano oltre 2.000 prelievi in contanti tramite sportelli e trasferimenti in denaro verso l’estero. Ogni volta, la provvista veniva azzerata nell’immediato. Due operazioni bancarie ritenute sospette hanno fatto suonare il campanello d’allarme. Una serie di indagini successive ha poi composto il quadro. Ora si cercano le prove che le fatture siano transitate nella contabilità ufficiale delle società e che ci siano poi state deduzioni del reddito.