La svolta dopo le polemiche. Beni mobili persi nel fango, arriva il rimborso forfettario

Perizie impossibili, saranno individuate alcune categorie e i relativi risarcimenti. Per ora in tutto sono stati erogati 80 milioni. I comitati: meccanismo farraginoso.

Baroncini

Rimborsi forfettari per i beni mobili persi nel fango e nell’acqua dell’alluvione: cucine, mobili, elettrodomestici. Sì, ma come? E quanto? Dopo settimane di incontri e analisi – in prima istanza con i comitati composti da chi ha perso tutto o quasi –, dopo che era già stato chiesto ai privati di far periziare le perdite degli ‘oggetti’ in attesa dei fondi, dopo polemiche e accuse incrociate con la Regione, il Governo è pronto a procedere con la struttura commissariale in questa direzione. La questione dei rimborsi ai privati sarà al centro di un incontro a Palazzo Chigi nei prossimi giorni. Con ogni probabilità saranno stabilite delle categorie e un quantum di rimborso, vista la difficoltà nel poter accertare così tante richieste e valutare questioni peritali su beni di fatto andati distrutti. Non è detto quindi che la spesa iniziale e l’importo rimborsato coincidano, ma questo è intrinseco nel concetto di forfait.

Che i soldi ci siano, ormai, è un dato di fatto. Ma come vi si riesca accedere è tutt’altra questione e, ricordiamo, solo dal 15 novembre attraverso la piattaforma Sfinge è possibile chiedere i risarcimenti. Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna (ma a questo dato andrebbe aggiunto anche quello marchigiano e quello relativo al Mugello) siamo a 23.629 acconti, per oltre 70 milioni di euro (relativi a 107 Comuni o Unioni) e 3.638 saldi per quasi 8 milioni di euro (relativi a 39 Comuni o Unioni). Al momento sono stati quindi erogati poco meno di 80 milioni di euro in totale. Una quarantina di bonifici risultano non andati a buon fine per problemi di Iban, intestazioni o altro (ad esempio conti estinti nel frattempo): la struttura commissariale li sta verificando a uno a uno tramite i Comuni e Poste Italiane.

I saldi rappresentano, a oggi, il 15,4 % degli acconti riconosciuti. L’importo medio dei saldi liquidati è di 2.156 euro, inferiore al massimo teorico di 2.750 euro.

Molti cittadini stanno procedendo con calma su Sfinge, anche perché l’operazione deve essere fatta, in molti casi, con la presenza di un perito. "Abbiamo chiesto chiarimenti sulle ordinanze del commissario e sul complicato e farraginoso sistema di verifica dei danni e faticosamente gestito dalla piattaforma Sfinge – ha detto nei giorni scorsi Enrico Piani, coordinatore Comitati riuniti alluvionati e franati –, un sistema che ha dimostrato da subito evidenti criticità". Molti residenti poi invocano la possibilità di ottenere la rifusione dei costi sostenuti per proteggere le abitazioni da altre possibili alluvioni, ma finora abbiamo avuto soltanto risposte interlocutorie".