Nelle Marche stipendi più poveri: "Penalizzati i giovani e le donne"

Paghe inferiori alla media nazionale, Mazzucchelli (Uil): va attivata la contrattazione di secondo livello

"Nelle Marche abbiamo lavoratori poveri che diventeranno pensionati poveri". Nelle parole di Claudia Mazzucchelli, segretaria generale della Uil Marche, è sintetizzato il quadro che i dati sulle differenze salariali fanno emergere in regione. Gli aspetti emersi dall’elaborazione eseguita dall’ufficio studi della Cgia su dati Inps ripropongono una vecchia questione: gli squilibri retributivi tra le diverse aree del Paese, ma anche tra aree urbane e rurali. Una questione che dopo l’abolizione delle gabbie salariali nei primi anni ’70, le parti sociali hanno tentato di risolvere attraverso l’impiego del contratto collettivo nazionale. L’applicazione, però, ha prodotto solo in parte gli effetti sperati e le disuguaglianze salariali sono rimaste. Analizzando la situazione delle Marche, emerge che in tutte le province la retribuzione media annua è inferiore a quella nazionale, pari a 21.868 euro. La provincia che si avvicina maggiormente a questa soglia è quella di Ancona, dove la retribuzione media annua è pari a 20.853 euro, 1.016 in meno della media nazionale (-4,6%). A Pesaro-Urbino, la retribuzione media è di 20.126 euro (meno 1.742 euro sulla media nazionale, -8%) e a Macerata è di 18.304 euro (meno 3.564 euro, -16,3%). Ad Ascoli c’è la situazione più grave. Nel territorio del Piceno e del Fermano, infatti, la retribuzione media annua si attesta a 17.615 euro, con una differenza in valori assoluti di 4.253 rispetto alla media nazionale (meno 19,4%). La situazione delle province marchigiane è lontanissima, ad esempio, da quella dei lavoratori dipendenti del settore privato nella città metropolitana di Milano, dove la retribuzione media annua è di 31.202 euro. Multinazionali, imprese medio-grandi, società finanziarie, assicurative e bancarie, che tendenzialmente riconoscono ai dipendenti stipendi molto più elevati della media, si trovano prevalentemente nelle aree metropolitane del nord. In genere dispongono di una quota di personale con qualifiche professionali molto elevata (manager, dirigenti, quadri, tecnici), a cui dunque va corrisposto uno stipendio importante. "Da una verifica dei dipendenti del settore privato compiuta nel 2020 emerge lo stesso trend – ammette la segretaria Mazzucchelli – e la differenza salariale spesso dipende dal fatto che i lavoratori marchigiani, nella maggior parte dei casi, svolgono mansioni basse". Quali sono le misure che si potrebbero attivare per ridurre queste disuguaglianze?

"Nelle Marche non si riesce ancora ad attivare una contrattazione di secondo livello, che invece permetterebbe di garantire una retribuzione aggiuntiva legata a una organizzazione del lavoro più efficace e alla produttività". Per quale motivo?

"Probabilmente perché ancora il tessuto imprenditoriale marchigiano è composto di piccole aziende e anche quelle che hanno avuto uno sviluppo importante sono comunque rimaste legate alla tradizione del passato. È dunque difficile avviare un proficuo confronto per le associazioni sindacali". La situazione tende a peggiorare?

"Il problema delle basse retribuzioni colpisce nelle Marche chi entra nel mercato del lavoro, soprattutto i giovani e le donne, con conseguenze sulle pensioni. Secondo i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2022, gli importi delle pensioni risultano molto bassi rispetto alla media nazionale".