Ok alla nuova legge urbanistica. Acquaroli: svolta dopo trent’anni

Via libera in Consiglio regionale, Aguzzi: "Così pratiche più veloci e meno consumo di suolo"

Ok alla nuova legge urbanistica. Acquaroli: svolta dopo trent’anni

Ok alla nuova legge urbanistica. Acquaroli: svolta dopo trent’anni

ANCONA

Riduzione dei tempi delle varianti urbanistiche ordinarie "da un anno e mezzo a cinque o sei mesi", in particolare con l’introduzione della Conferenza inter-istituzionale e di valutazione (CeVi), che mette allo stesso tavolo Comune, Provincia, Regione e soprintendenza, per "snellire i procedimenti burocratici". Territori "messi obbligatoriamente in movimento" per procedere ai piani urbanistici con tempi scadenzati e il supporto della Regione, "minore consumo di suolo possibile, compensato da opere di mitigazione", "sostegno alla rigenerazione urbana". Sono i principali obiettivi della nuova legge urbanistica regionale, approvata martedì a maggioranza dal Consiglio dopo cinque sedute e l’esame di oltre 400 tra emendamenti e subemendamenti, che aggiorna a distanza di oltre trent’anni la legge del 1992. L’articolato presenta alcuni pilastri d’azione, come il Piano paesaggistico regionale (Ppr) e il Piano territoriale regionale (Ptr), il Piano urbanistico generale unico (Pug), il metodo e la procedura della co-pianificazione. Si introducono inoltre i concetti di città pubblica e standard urbanistici locali e territoriali. "Si apre una nuova fase, che saprà dare le giuste risposte e soprattutto valorizzare un percorso comune – ha detto ieri il governatore Acquaroli –. Ciò comporterà un periodo transitorio previsto dalla legge, ma non ampio, se consideriamo la pressione lavorativa a cui sono sottoposti gli uffici tecnici. Certo, non si può pensare di scrivere da subito la legge perfetta, ma siamo assolutamente a disposizione, se necessario, per applicare modifiche. Ritengo sia giusto dare alle Marche, dopo oltre trent’anni, un nuovo strumento in grado di portare la regione a vivere le sfide future con certezza, coerenza e rispetto per la vocazione dei territori, il più grande patrimonio di cui disponiamo, che vorremmo lasciare nella migliore condizione possibile a chi verrà dopo di noi, evitando danni ed errori, di cui ancora oggi vediamo gli effetti". "Un territorio come imbalsamato da vecchie norme ormai superate è ripensato con nuovi criteri che tendono a prevedere un consumo di suolo minimo, rigenerazione urbana, riutilizzo di territorio già edificato, co-pianificazione e semplificazione delle procedure – ha spiegato Stefano Aguzzi, assessore regionale all’urbanistica –. Chiaro che l’adeguamento richiede tempo e abbiamo scaglionato i passaggi in quattro anni, lasciando per i primi due alle amministrazioni margini di libertà". Dalle opposizioni, invece, arriva una bocciatura su tutta la linea. "Si tratta di una legge dannosa – ha detto la vice capogruppo del Pd, Anna Casini –, che non è stata condivisa con i Comuni e le Province, tanto è vero il Cal non ha espresso neppure il parere. Il dato più evidente è che creerà complicazioni burocratiche, restando di fatto inapplicabile, specie per quanto riguarda il Piano Casa". E per Marta Ruggeri, del Movimento Cinque Stelle, la legge è "incoerente con i principi del contrasto al consumo di suolo che, solo sulla carta, sostiene poi di perseguire".