Svolta epocale per i trapianti. La macchina rigenera-organi

Aferetica, azienda biomedicale innovativa. L’ad Atti: "I nostri brevetti unici al mondo"

In principio furono una start up e un container come sede, oggi Aferetica – pmi innovativa divisa tra San Giovanni in Persiceto e Mirandola – viaggia verso 8 milioni di fatturato e ha firmato brevetti all’avanguardia nel campo biomedicale.

Mauro Atti, amministratore delegato di Aferetica, che cosa è successo dal 2013 a oggi?

"Aferetica è stata fondata come start up innovativa esattamente dieci anni fa, nel novembre del 2013, da alcuni manager, tra i quali il sottoscritto, che venivano da una lunga esperienza nel campo biomedicale, in particolare della depurazione extracorporea. L’idea era di applicare le nostre esperienze nel campo della terapia intensiva e del trapianto. Sapendo tuttavia che il 90% delle start up muoiono nel primo anno, eravamo ben consapevoli del fatto che bisognava trovare subito dei prodotti da mettere sul mercato, che a loro volta ci avrebbero consentito di finanziare idee nuove".

Risultato?

"Il risultato è che sono partito da solo nel gennaio del 2014. Oggi invece siamo più di venti, abbiamo chiuso il 2022 con un fatturato di 6,7 milioni, quest’anno prevediamo ricavi per otto milioni e contiamo di arrivare a dodici entro un paio di anni".

Quali sono i prodotti innovativi che avete sviluppato?

"L’obiettivo era di portare innovazioni nel mondo del trapianto, che è in grande evoluzione e si deve confrontare con un’enorme richiesta di organi e un’offerta non sufficiente a rispondere a tutte le esigenze dei pazienti. Abbiamo dunque sviluppato un sistema che abbiamo chiamato PerLife, il quale permette la perfusione (ossigenazione e ‘nutrizione’, ndr) degli organi, una volta prelevati, prima del trapianto e consente di ricondizionare (rigenerare, ndr) organi che non sarebbero trapiantabili, i cosiddetti organi marginali. Questo aspetto è molto importante".

Per quale motivo?

"Perché negli anni la tipologia dei donatori è cambiata notevolmente. Fino a pochi anni fa, il donatore tipo era giovane e in genere vittima di incidente stradale. Oggi non è più così. C’è invece una grande necessità di recuperare anche organi marginali, che magari vengono da persone più avanti con l’età, come la mia ad esempio. Ecco, con PerLife è possibile recuperare organi che altrimenti non sarebbero trapiantabili. Come dicevo, il sistema che abbiamo sperimentato fa la perfusione ex vivo dell’organo con liquidi dedicati, a temperature e pressioni controllate. Ormai siamo presenti nella maggior parte degli ospedali Italiani, in Germania, Olanda, Spagna, Francia e ci stiamo aprendo anche a esperienze extraeuropee".

E avete sviluppato nuove tecnologie anche per il trasporto degli organi da trapiantare.

"Sì, parliamo di PerTravel, un sistema innovativo made in Italy, che abbiamo sviluppato in collaborazione con la Fondazione Dot (Donazione organi trapianto), per il trasporto degli organi, che ne consente la movimentazione in maniera controllata. Con questo sistema si mantiene l’organo a temperature costanti senza usare più il ghiaccio, si può verificare se ha subito traumi ed è stato danneggiato nel trasporto e lo si controlla durante gli spostamenti con la geolocalizzazione attraverso cloud".

Qual è il vostro rapporto con il distretto biomedicale?

"La nostra sede è a San Giovanni in Persiceto, ma gran parte della produzione avviene a Mirandola, dove ci sono tutte le competenze e le strutture per realizzare questo genere di prodotti. Abbiamo scelto di non fare produzione interna, ma di dedicare tutte le nostre risorse alla ricerca e allo sviluppo dei prodotti, e in questi anni abbiamo investito più di 7 milioni. Ci appoggiamo alle industrie locali, che hanno capacità produttive e sviluppano competenze multidisciplinari. Servono chimici, biologi, ingegneri, capacità produttiva e competenza clinica. L’altra grande risorsa che ci ha aiutato è il rapporto con il servizio sanitario nazionale e i professionisti del trapianto".

Altri progetti in cantiere?

"Vogliamo concentrarci il più possibile sul mondo del trapianto, sviluppando tutto quello che serve dal prelievo fino all’impianto, ma anche prenderci cura del donatore e del paziente trapiantato. Abbiamo già in cantiere un’evoluzione di PerLife, che permetterà di perfondere non solo fegato e rene, ma anche il pancreas o ad esempio due reni contemporaneamente, e introduce nuove tecnologie, come il rewarning automatico dell’organo, per portarlo da 4 a 37 gradi cambiando contemporaneamente anche il liquido che lo perfonde. È un brevetto che stiamo sviluppando, siamo gli unici al mondo".