Cercasi sindaco disperatamente

Il mestiere del primo cittadino, specie nei piccoli comuni, è diventato più un onere che un onore

“Non troviamo nessuno che voglia fare il sindaco”. Era questo il titolo, domenica scorsa, della cronaca del Carlino di Rimini. Nel pezzo di Manuel Spadazzi, il coordinatore di Fratelli d'Italia e il segretario provinciale del Pd dicevano la stessa cosa: il mestiere di sindaco, specie nei piccoli comuni, è diventato più un onere che un onore. In effetti, le rogne sono inevitabilmente tante.

E (meno inevitabilmente) sono tanti i rischi, visto che un magistrato pronto ad aprire un'inchiesta sull'acquisto, che so, di dieci pennarelli lo trovi sempre. Ma c'è di più. Nelle stesso articolo, i due dirigenti di partito parlavano di crescente disaffezione nei confronti della politica. Si tratta di un problema antico, figlio di un trentennio di retorica anti casta e manettara e di un qualunquismo trasversale secondo cui il politico è sempre ladro e maneggione, quindi meglio stare alla larga. Per dirne un'altra, sempre nei giorni scorsi il vescovo di Ascoli ha annunciato che chi si candiderà alle prossime elezioni amministrative dovrà lasciare eventuali ruoli ricoperti nel consiglio pastorale diocesano e perfino nei consigli parrocchiali “per evitare che la chiesa diventi un luogo di campagna elettorale".

Ammettiamolo, è ormai radicato in tutti noi un pregiudizio. Deputato, senatore, sindaco: sono titoli che non incutono rispetto ma sospetto. Però attenti, è un pregiudizio pericoloso, perché le profezie tendono ad autoavverarsi. Se nel sentire comune i politici sono tutti incapaci, alla fine solo gli incapaci si faranno avanti. Guardate il Parlamento: la conseguenza del disprezzo dei cittadini verso la politica è stato il progressivo abbassamento del livello medio dei suoi membri, cooptati secondo criteri di fedeltà anziché di qualità.

Per motivi diversi, a volte succede la stessa cosa nel mondo del lavoro, pubblico e privato, quando al talento (magari scomodo) viene preferita la mediocrità che non disturba. Il risultato è la fuga dalle responsabilità dei meritevoli. Peccato. Un paese dove il più bravo non aspira ad essere il primo (il primo cittadino come il primo della classe, o del reparto, o dell'ufficio) è condannato a una lenta agonia.