L'ideologia del cassonetto

I veri operatori ecologici siamo noi: le nostre case sono organizzate in funzione della raccolta differenziata. Uno sconticino sull'apposita tassa non guasterebbe

Le chiamano fototrappole, funzionano come quelle usate per catturare le immagini degli animali selvatici nel loro habitat. Solo che in questo caso gli animali sono uomini e donne incivili che scaricano rifiuti dove capita capita. Bene ha fatto il comune di Ferrara a scovarli e punirli severamente (trecento salatissime sanzioni).

Ciò detto, sul modo di raccogliere i rifiuti nelle nostre non troppo pulite città qualche considerazione va fatta. La prima è il costo esorbitante della Tari. Che andrebbe bene se il servizio fosse parametrato al conto, e forse un tempo era davvero così. Ma adesso?

Diciamola tutta, i veri operatori ecologici siamo noi. Le nostre case sono organizzate in funzione della raccolta differenziata. Il bidone verde per il vetro e le lattine, quello blu per carta e cartone, giallo per plastica e affini, marrone per l'umido, grigio per il secco indifferenziato. E tralascio i fanatismi (turchese per il metallo, magenta per il parzialmente riciclabile, bordeaux per l'interamente riciclabile, e via discorrendo).

C'è gente che ci perde il sonno. Il pane raffermo dove lo butto? Nell'umido? Ma prima lo devo bagnare? E le etichette sulle bottiglie? Mica possono finire nel vetro. Le devo staccare una a una col vapore?

Battute a parte, la differenziata è sacrosanta ma ricade innegabilmente sui cittadini: uno sconticino sull'apposita tassa non guasterebbe.

L'altra considerazione da fare riguarda i cassonetti. Soprattutto i cassonetti intelligenti, quelli con la tessera. In essi trova cervellotica realizzazione la mania di controllo e la vocazione pedagogica dell'amministratore italiano. Il sindaco e i suoi assessori non sono semplici rappresentanti politici, sono maestri di vita. Nella migliore delle ipotesi considerano i cittadini fanciulli da educare, nella peggiore un gregge da tenere a bada perché non combini disastri. Il sindaco pastore sa che meno rifiuti si producono, meglio è per l'ambiente. Quindi - senza dirlo al gregge - ha introdotto il cassonetto intelligente. Bello e tecnologico, ma con due particolarità: la prima è che la tessera riconduce all'intestatario, che, se produce troppo pattume, potrà essere sovratassato (e già immagino il proliferare ovunque di discariche abusive). La seconda è che lo sportello per introdurre i rifiuti è talmente piccolo da renderlo spesso inservibile.

Che ideona: sportello piccolo, rifiuti piccoli. Purtroppo, parafrasando la battuta di un celebre film, quando l'ideologia incontra la realtà, la realtà vince. Quindi succede che accanto ai cassonetti intelligenti si ammucchino sacchetti e oggetti domestici di ogni genere, troppo grandi per essere gettati via. Il paradosso finale è che molte città, tra cui Bologna, sono state costrette a istituire lo spazzino di quartiere, un signore che ogni mattina fa il giro dei cassonetti col suo camioncino (elettrico, per carità) raccogliendo tutto ciò che trova nei paraggi. In pratica, per semplificare la raccolta l'abbiamo raddoppiata. Sarà per questo che non si può abbassare la Tari?