Piazza di spaccio come Gomorra

Raid a Lido Tre Archi contro il traffico di droga: utilizzati oltre cento agenti, sequestrati tre chili di droga. Il presidio era operativo giorno e notte: vendeva cocaina, eroina, hashish

Le armi sequestrate dai poliziotti: katana, due machete e una fiocina da sub. Oltre tre chili di droga tra eroina e hashish, in buona parte già divisa in 880 dosi. Si ipotizzano ricavi di 100.000 euro all’anno
Le armi sequestrate dai poliziotti: katana, due machete e una fiocina da sub. Oltre tre chili di droga tra eroina e hashish, in buona parte già divisa in 880 dosi. Si ipotizzano ricavi di 100.000 euro all’anno

Fermo, 20 settembre 2023 – C’era un presidio, protetto anche con l’utilizzo di cani di grossa taglia presenti sulla piazza di spaccio, pronto per la cessione di cocaina, eroina, hashish, ai clienti che si presentavano sia di giorno che di notte. E per evitare di esser scoperti i componenti dell’organizzazione piazzavano delle sentinelle all’ingresso del quartiere, pronte ad avvisare i pusher in caso dell’arrivo delle forze dell’ordine. Sono solo alcuni dei particolari emersi durante l’indagine da cui ha preso il via l’operazione "Tre Archi" della polizia, con cui l’altro ieri è stato sgominato un gruppo criminale di nordafricani con il quartier generale nel popoloso quartiere di Fermo, che controllava il traffico e lo spaccio di stupefacenti nel Fermano, nel Maceratese e nell’Ascolano. L’indagine, ancora in corso, ha preso il via nel luglio del 2022 quando poliziotti della squadra mobile, nel corso di un’operazione antidroga, avevano effettuato una perquisizione domiciliare all’interno di un appartamento in via Tobagi. In quella circostanza gli operatori avevano bussato all’uscio, la porta era stata aperta da un 20enne marocchino, che aveva aizzato un cane di grossa taglia contro di loro, gridando, "attacca, attacca". L’animale, razza rottweiler, del peso di 60 chili, si era scagliato contro gli agenti che si erano visti costretti ad indietreggiare e a farsi schermo con la porta.

Il cane era riuscito a mordere la coscia di un poliziotto, provocandogli delle lacerazioni con fuoriuscita di sangue. All’interno dell’appartamento erano trovati coltelli e il 20enne era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Nei giorni successivi gli investigatori avevano continuato a controllare l’appartamento e, in particolare, a visionare le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona, accertando un andirivieni frequente di persone estranee al quartiere che si recavano proprio in quell’immobile, trattenendosi per pochi minuti. Attraverso la minuziosa disamina delle immagini erano stati identificati alcuni dei soggetti inquadrati ed era stato accertato che alcuni di essi erano abituali assuntori di sostanze stupefacenti. In ragione di tali elementi gli uomini della squadra mobile, anche attraverso appostamenti all’interno di immobili del quartiere, avevano documentato quotidianamente l’attività individuando gli spacciatori. Il 30 marzo 2023, nell’appartamento di via Tobagi, erano stati sparati diversi colpi da arma da fuoco che avevano centrato un tunisino. L’uomo aveva riportato una ferita alla coscia sinistra. Pochi minuti dopo, in successione, si erano verificate alcune aggressioni tra componenti di bande extracomunitarie di fazioni rivali, eventi riconducibili al controllo della piazza di spaccio. Nel corso delle attività di perlustrazione e sopralluoghi era stata rinvenuta una pistola, all’interno di uno stabile limitrofo, sempre in via Paleotti. I poliziotti della squadra mobile avevano identificato il responsabile del ferimento, un albanese di 35 anni residente nel Maceratese, denunciato per il tentato omicidio.

Gli investigatori , anche stavolta, attraverso appostamenti, pedinamenti e visione delle immagini avevano accertato che l’organizzazione aveva spostato la piazza di spaccio in un altro appartamento, sempre via Paleotti. Dall’indagine svolta è stato possibile accertare che la compagine criminale, verosimilmente a seguito dell’intensificarsi dei controlli, si avvaleva anche della presenza di soggetti che, alternandosi, fungevano da "vedette", avvisando i componenti dell’organizzazione dell’eventuale arrivo delle forze dell’ordine.