Accoglienza migranti. "Soldi spesi per abiti griffati"

Processo per truffa a Ferrara, in aula il racconto sull’inchiesta. "Indagini dopo l’alert su operazioni sospette. Intercettazioni fondamentali"

É entrato nel vivo il processo per la presunta truffa sull’accoglienza migranti

É entrato nel vivo il processo per la presunta truffa sull’accoglienza migranti

Ferrara, 23 febbraio 2024 – Gli accertamenti della guardia di finanza che hanno portato al primo filone d’inchiesta sull’accoglienza migranti – conosciuta come Ventisette e cinque – sono scattati a seguito di una segnalazione di operazioni sospette arrivata direttamente nel sistema informativo Siva.

Da qui sono cominciate le indagini delle fiamme gialle estensi sulle criticità emerse nei due anni presi in esame, dal primo gennaio 2015 al 31 dicembre 2017, come ha spiegato ieri il luogotenente della Finanza, Corrado Franco, ripercorrendo l’inizio dell’indagine che è stata coordinata dal pm Andrea Maggioni.

Al termine di questa fase di indagine, solo dall’analisi della documentazione dei movimenti bancari, era emerso "come la delega a operare sul conto che faceva riferimento solo alla Vivere qui – ha sottolineato il finanziere al giudice Alessandra Martinelli – fosse solo in capo agli amministratori; l’ esclusività di bonifici in entrata su quel conto corrente solo da parte della Asp di Ferrara con la causale ’Progetto accoglienza migranti e, infine, aspetto che ci ha insospettiti, come una parte dei soldi fossero stati utilizzati per acquisti high tech, per viaggi vacanze e per comprare abiti griffati". Per una cifra di 52mila euro. Non solo.

"Nell’analisi di tutto il complesso della documentazione – ha aggiunto Franco – sono emersi anche prelievi di contanti per una cifra di 354mila euro circa, che ha interrotto la tracciabilità dell’utilizzo dei soldi arrivati da Asp e che è obbligatorio mantenere quando si tratta di soldi pubblici". Da qui la necessità di ulteriori approfondimenti, l’informativa inviata in procura e l’apertura di un fascicolo di indagine per truffa sui soldi pubblici, che ha portato al processo che si sta svolgendo davanti al giudice Martinelli a carico dei vertici della Vivere qui: il presidente Thomas Antogni, la vice Natalie Djoum e l’amministratrice Eva Lombardelli.

Le intercettazioni. Per ricostruire l’utilizzo del milione e mezzo quasi di soldi passati ’tra le mani’ della Vivere qui, il pma ha chiesto e ottenuto le intercettazioni dei telefoni degli indagati. Da qui sono emerse numerose criticità nella gestione dei migranti. In particolare nell’estate del 2018, tra luglio e settembre, ci sono stati vari colloqui tra gli indagati in cui si evidenziava una gestione non proprio puntuale delle disposizioni per la tenuta dei registri: molte le conversazioni catturate dagli inquirenti su lamentele per firme mancanti dei migranti accolti nelle varie strutture dislocate tra Poggio Renatico e Vigarano Mainarda. Oppure alcune apposte in u secondo momento, da qui il sospetto della procura che le presenze venissero ’gonfiate’ per ottenere più soldi. Per ogni migrante accolto la cooperativa incamerava 25 euro fino al 2016 poi incrementato fino a 27.50.