Addio al poeta e scrittore Pazzi: "Autore originale e visionario. Era l’anima della nostra città"

Ondata di commozione per la scomparsa dell’intellettuale e collaboratore del nostro giornale. Il sindaco Fabbri: "Perso un grande faro". Sgarbi: "Le sue poesie ci accompagneranno".

Addio al poeta e scrittore Pazzi: "Autore originale e visionario. Era l’anima della nostra città"

Addio al poeta e scrittore Pazzi: "Autore originale e visionario. Era l’anima della nostra città"

Molti ferraresi lo ricorderanno con un’immagine icastica, severa e ispirata: quel giovane professore con la barba folta, la penna dorata e gli occhi socchiusi, che citava poesie a memoria, che all’accademia militare aveva la Recherche di Proust in bisaccia. Prima di insegnare all’università, insegnava all’istituto tecnico. Non la definiva gavetta. "Insegno qui perché al liceo classico sarebbe troppo facile". Una vita in salita, un Sisifo della letteratura, incapace di accontentarsi, il poeta ferrarese Roberto Pazzi è morto ieri pomeriggio. Aveva 77 anni e dal 24 novembre scorso era ricoverato a Cona, a causa di una malattia di cui da tempo soffriva.

È uno dei momenti più duri per Ferrara, le cui voci si sono riunite in una serie di messaggi di cordoglio giunti da più parti. "Ferrara è il mio buen retiro", aveva scritto in ‘Come nasce un poeta’ (Minerva), "La sento profondamente mia, mi capita a volte di riconoscere addirittura le persone da dietro, già da come camminano". E le persone riconoscevano lui. "Ferrara perde un suo grande faro – scrive il sindaco, Alan Fabbri – nessuno come Roberto Pazzi ha saputo descrivere la sua città, cui era profondamente legato". "È il poeta che più di tutti ha sentito Ferrara come città dell’anima, dove vivere e morire, come è stato, in una dimensione inevitabilmente metafisica. Le sue poesie, i suoi libri, i suoi racconti ci accompagneranno come momenti della vita e della sensibilità ferrarese più autentica", queste le parole del sottosegretario Vittorio Sgarbi. "Era uno scrittore straordinario, con uno stile unico e una fantasia illimitata", dice il senatore Dem, Dario Franceschini. "Con Roberto Pazzi – aggiunge l’assessore alla cultura, Marco Gulinelli - perdiamo un uomo di cultura e di vita, un poeta che ha lasciato un segno profondo nella letteratura e nella cultura di tutto il Paese". Il suo Paese, la sua Italia, nazione eletta, casa di Ariosto e di Calvino, principali riferimenti letterari di un artista che affrontava la realtà con la fantasia, la morte con ironia. "È una delle poche generosità della morte preservarci dal sapere se qualcosa di noi sopravvivrà". L’importante è il qui e ora, la forza dell’immanenza, delle passioni, dell’amore. L’amore di Angelica e Medoro, per esempio, episodio del Furioso che Pazzi recitò nel 2021 davanti a migliaia di ferraresi, riuniti in Piazza Castello, coronando il sogno di sempre.

Il cordoglio è arrivato anche dai suoi editori: "Amico di una vita – scrive Elisabetta Sgarbi (La nave di Teseo) – te ne sei andato quando è arrivato il tuo ultimo, finale libro, ‘Doppia Vista’: uno scambio tra vita e vita, tra vita terrena e vita letteraria, che ha eluso la morte". "Perdo un caro amico, grande letterato e fine poeta", afferma Roberto Mugavero (Minerva).

‘Doppia Vista’ non era l’unico progetto in divenire: "Sarebbe stato al centro del festival della poesia che presenteremo il 18 dicembre – afferma il direttore del Comunale, Marcello Corvino – il nostro teatro perde un amico e un punto di riferimento insostituibile: una perdita enorme per l’Italia che ama la poesia".

Inutile citare i suoi romanzi più celebri. "Aveva contribuito a un mio libro di fotografie – racconta il critico d’arte Lucio Scardino – fece una postfazione molto toccante. Ferrara l’aveva capita: è stato l’unico, dopo Bassani". Lo stesso Bassani che Pazzi volle ricordare con un discorso memorabile, durante i funerali al cimitero ebraico: "Voleva assolutamente esserci", così Paola Bassani, presidente della Fondazione Giorgio Bassani, di cui Pazzi faceva parte. "Ci ha sempre protetti: gli volevamo molto bene".

"Tra cinquecento anni vorrei vivere di nuovo, soltanto cinque minuti, giusto per sapere come a quel tempo si parlerà l’italiano", aveva detto in estate, presentando l’ultima iniziativa che l’ha visto protagonista, quella scuola di scrittura creativa che aveva deciso di chiamare ‘Itaca’, con un riferimento alla curiosità di Ulisse, innamorato – com’era – del componimento di Kavafis: ‘Itaca’, appunto, poesia prediletta, che affida al viaggio il senso della vita e con la quale ci sembrava doveroso chiudere il ricordo di Roberto Pazzi: "Non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. (…) E se la trovi povera, non per questa Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare".

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