Alloggi popolari, è scontro: "No alla residenzialità"

Nell’ultimo consiglio comunale bocciato l’ordine del giorno di Fratelli d’Italia "Si fanno gli interessi del Pd". La maggioranza: "Non vogliamo discriminazioni".

Alloggi popolari, è scontro: "No alla residenzialità"
Alloggi popolari, è scontro: "No alla residenzialità"

CENTO

Il Gruppo Fratelli d’Italia durante la seduta dell’ultimo consiglio comunale aveva presentato un ordine del giorno in difesa della residenzialità storica, criterio in più per l’assegnazione degli alloggi popolari, eliminato il 18 dicembre scorso dalla Regione. Ma la proposta di FdI è stata respinta dalla maggioranza, nonostante i gruppi di opposizioni si fossero espressi a favore. Così sono stati recepiti i dettami regionali. "Eravamo convinti che questa amministrazione mettesse in primo piano le esigenze dei cittadini e non la difesa incondizionata del Pd Regionale. Ma ci sbagliavamo – dicono Francesca Caldarone e Alessandro Guaraldi – ora sappiamo con certezza che questa non è l’amministrazione di tutti, ma solo di una parte: la sinistra. Noi chiedevamo di mantenere gli attuali criteri di assegnazione degli alloggi popolari e quindi mantenere la discrezionalità dell’ente locale. Questa per noi è la vera democrazia. Ci dispiace aver constatato che ancora una volta si vuole buttare la dialettica politica in polemica, accusandoci di razzismo. Il nostro ordine del giorno voleva tutelare tutti i cittadini che, abitando per lungo tempo all’interno del comune di appartenenza, hanno contribuito maggiormente alla cura ed allo sviluppo sociale ed economico del territorio. Noi continueremo la nostra battaglia con la raccolta firme". Saranno sabato mattina a in piazza a Casumaro, per raccogliere le firme in sostegno della residenzialità storica e diversi banchetti a Cento e frazioni. "Questa disposizione regionale viene presentata come una indebita ingerenza della Regione nella libertà di ciascun Comune di formulare regolamenti e stabilire criteri – è la risposta della maggioranza - In realtà richiama una sentenza della Corte Costituzionale che parla di incostituzionalità e discriminatoria, auspicando una omogeneità di regolamentazione fondata sull’equità e il riconoscere la grave situazione di bisogno abitativo, come base per le graduatorie. Nel nostro regolamento comunale viene valutato lo stato di indigenza, la presenza di disabili o anziani, il numero di figli, la perdita della casa. Persone in difficoltà che dal bisogno possono essere state spinte a spostamenti". E quindi non avere la residenzialità storica. "Che non va confusa con il requisito della residenza, necessario per la domanda o di chi lavora stabilmente nel territorio regionale da almeno tre anni – proseguono - questo costituisce ampiamente una garanzia di presenza stabile sul territorio dei soggetti e la loro appartenenza alla comunità. Sono quindi titolari del pieno diritto di accedere ai servizi offerti dal comune e di essere sostenuti nelle situazioni di difficoltà. A Cento affrontiamo i veri problemi delle case popolari, investendo 2,1 milioni di Pnrr".

Laura Guerra