Alluvione di maggio, otto mesi dopo. Famiglia vive ancora da sfollata: "Case e campi distrutti dall’acqua"

Campotto, la proprietaria dell’unica azienda agricola che ha ricevuto i ristori. "Danni per 100mila euro"

Alluvione di maggio, otto mesi dopo. Famiglia vive ancora da sfollata: "Case e campi distrutti dall’acqua"

Alluvione di maggio, otto mesi dopo. Famiglia vive ancora da sfollata: "Case e campi distrutti dall’acqua"

Era il 17 maggio, a Campotto la gente guardava dalle finestre, assiepata lungo gli argini il cielo nero, gonfio d’acqua. Una manciata di case, le strade con il bar tabacchi ’Due Ponti’, il ristorante, la fermata del bus. L’abitato della frazione di Argenta si è salvato. L’onda scura non ha risparmiato i tetti disseminati nella campagna, unico paese della provincia con famiglie evacuate. Una ventina di case vennero sgomberate. Campotto rimase isolato, oltre gli argini del canale Garda Menata, un muro d’acqua scura. Sul Reno la piena che avanzava. Tra gli sfollati c’era anche lei Monia Verducci, 49 anni, titolare di un’azienda agricola che venne spazzata via dall’acqua. Ingentissimi i danni all’abitazione per 15 giorni allagata, sommerse le colture. Sono trascorsi alcuni mesi – otto mesi – Monia Verducci e il figlio di 21 anni, anche lui lavora nel mondo dell’agricoltura, sono ancora sfollati.

Quei giorni, i suoi ricordi?

"Sembrava la fine del mondo, un fiume d’acqua ha invaso la casa e la nostra terra. Abbiamo subito danni enormi, i lavori per sistemare l’abitazione non sono ancora terminati"

Avete dovuto lasciare la casa, il podere

"Sì, siamo andati dai genitori. Poi da amici. E ancora adesso ci ospitano loro, due mesi da una parte, due mesi dall’altra. I mobili sono stati rovinati, distrutti dall’acqua, l’edificio ha riportato anche danni strutturali. Tutto il piano terra era sommerso ed è rimasto così, con 15 centimetri d’acqua, per una quindicina di giorni. Dopo sopralluoghi e verifiche verso il mese di luglio è stata fatta una stima dei danni"

A quanto ammontano?

"Solo per la casa parliamo di 40mila euro, per la campagna siamo sui 30mila. Le colture sono in pratica scomparse, abbiamo dovuto sistemare di nuovo il terreno. E’ stato un po’ come ripartire da zero"

Una donna in campagna, come mai?

"La nostra è una piccola azienda agricola. E’ stata creata dai miei genitori negli anni Ottanta, poi ho deciso di portarla avanti io, è come un’eredita di famiglia. Lo faccio un po’ per loro, perché se dovessi pensare a quello che si guadagna me ne sarei già andata, avrei già abbandonato la terra. Purtroppo da alcune settimana mio papà ci ha lasciato"

Adesso sono arrivati questi 600 euro della camera di commercio

"E’ poco certo rispetto al danno che ho subito ma da queste parti non si butta via niente, sono comunque soldi utili per l’azienda, per andare avanti. In questi mesi così difficili la Cia – la mia associazione di categoria – mi è stata sempre vicina. Mi hanno seguito il presidente di Argenta Luca Simoni e il tecnico Barbara Lanza. E’ grazie a loro se ho ottenuto quei soldi, un aiuto, un segnale nel vuoto cosmico che ci circonda"

Cosa intende dire?

"Non abbiamo avuto alcun aiuto né dalla Regione né dallo Stato"

Le piace il suo lavoro?

"Moltissimo, tra l’altro sono anche titolare della concessione demaniale per lo sfalcio degli argini. Una funzione fondamentale per il territorio che ormai svolgiamo in pochi. Siamo noi a vedere per primi i danni sugli argini, quelli provocati dalla fauna selvatica. Siamo i veri custodi della natura, tuteliamo l’ambiente. Nel silenzio".