Anselmo si candida, bagno di folla: "Idee e diritti: ossigeno per Ferrara"

In mille all’Apollo per l’avvocato: "Sciolgo la riserva tra la gente, non sui social. Basta propaganda. Il sindaco? Un ologramma, chi decide è Lodi. Dobbiamo guarire la nostra città, una sfida da vincere".

Anselmo si candida, bagno di folla: "Idee e diritti: ossigeno per Ferrara"
Anselmo si candida, bagno di folla: "Idee e diritti: ossigeno per Ferrara"

"Non sono un politico, sono civico nell’anima. Le idee e i diritti sono trasversali. Sciolgo la riserva in mezzo alla gente, non sui social, per tentare di vincere una sfida che voglio vincere". Che sarebbe stato lui il candidato sindaco di gran parte del centrosinistra lo avevano capito tutti. E infatti l’avvocato Fabio Anselmo non sente il bisogno di comunicare subito ‘in chiaro’ la sua scelta. Lo farà solo a discorso inoltrato, quasi a mo’ di inciso. Sono le 18.14 quando lo sfidante del sindaco Alan Fabbri fa il suo ingresso nella sala grande del cinema Apollo. Ad accompagnarlo, le note degli U2: Where the streets have no name. La platea gremita freme. Maglione scuro, camicia a quadri e jeans. In mano lo zainetto che lo accompagna anche quando indossa la toga. Circa mille persone lo aspettano, sedute sulle poltroncine, a terra o in piedi nei corridoi.

Tanti i ‘notabili’ di partito (l’assessore regionale Paolo Calvano, i segretari comunale e provinciale del Pd Alessandro Talmelli e Nicola Minarelli, il gruppo consiliare dem, Roberta Fusari di Azione Civica, qualche esponente della sinistra-sinistra, Paride Guidetti dei 5 Stelle, la senatrice Ilaria Cucchi, compagna del legale). Poi volti del mondo sindacale, dell’associazionismo, della tifoseria spallina e della cooperazione. In piedi in corridoio l’ex sindaco Tiziano Tagliani e, a incontro ormai inoltrato, fa capolino il marò Massimiliano Latorre. Prima di guadagnare il palco il candidato stringe mani, dispensa sorrisi e saluti. Come calca la scena la platea ammutolisce. Anselmo sparge fogli su un tavolino. "Mi sembra di essere a un processo". La voce tradisce emozione. Dal pubblico si alza un coro di incoraggiamento. Il competitor di Fabbri inizia il suo discorso. Quasi un’ora a metà tra arringa e comizio. "Non è stato facile – esordisce –, ho trovato il consenso di tante forze diverse. Praticamente tutto lo schieramento dell’opposizione". La sua condizione era unire. "Subito non è successo – ammette –, ma litigare tra noi non ha senso. Quello che mi ha indotto a non ritirarmi è stato il calore della gente". Il passaggio successivo è alla sua storia, umana e professionale. Sullo sfondo scorrono slide. I casi Aldrovandi e Cucchi in primis. "Fino a 18 anni ero di destra... non capivo un c. – scherza –. Poi ho cambiato idea lavorando. Dall’alto non mi è mai arrivato nulla".

Da lì ai temi dell’attualità il passo è breve. "Il sindaco è un ologramma – scandisce –. La sua attività è al 100% sui social che lo fanno essere presente anche dove non c’è. Non incontra le imprese, le categorie, i cittadini". Ferrara, secondo Anselmo, ha un "vero sindaco, che si chiama Nicola Lodi". Dopo aver punzecchiato i massimi esponenti della giunta, passa ad analizzare rapidamente i temi della città. Dal Pnrr ("Fiume di soldi che sta andando sprecato") ai servizi ("Sono in crisi"), passando per i grandi eventi ("Non sono contrario, ma non bastano da soli. E chi li paga? Spero non noi cittadini"), le frazioni ("Non si risollevano con un giro in Apecar e tappando due buche") e la sicurezza in Gad ("Il problema è stato spostato, non risolto").

Poi lo sguardo si allarga in una fotografia complessiva di Ferrara, vista dal suo prisma. "Inutile dire ‘prima i ferraresi’, i giovani non rimangono qui – sbotta –. La città si sta trasformando in una casa di riposo. Ferrara si deve aprire e deve respirare". L’applausometro impazzisce quando, quasi in coda, si tocca il tema Cpr. "Il sindaco lo ha salutato come un’opportunità – spiega –. Io l’ho definito un lager. Vi sono rinchiuse persone che hanno la sola colpa di aver cercato una vita migliore. E noi abbiamo bisogno di quelle persone". La conclusione è affidata a un appello: "Smettiamo di credere alla propaganda di attività senza programmaticità che denunciano un livello culturale basso. Dobbiamo guarire la città a cui tutti vogliamo bene, mettendoci testa, cuore e stomaco".