Cpr, allo studio siti alternativi. Balboni: "A Piantedosi ho suggerito luoghi più adatti di Ferrara"

Il senatore di Fd’I conferma i contatti con ministro e prefetto ma non commenta i rumor su nuove location. "Un centro a pochi chilometri dalla Cattedrale e da un centro abitato sarebbe in contrasto con la legge"

Ferrara, 6 dicembre 2023 – Tra Roma e Ferrara si stanno valutando altri siti per il futuro Cpr, il contestatissimo Centro di permanenza e rimpatrio per i migranti che, secondo una prima istruttoria tecnica, potrebbe sorgere nell’area dell’ex aeroporto militare di Ferrara. E tra le ipotesi spunterebbe anche un sito nel Basso ferrarese.

Cpr, allo studio siti alternativi
Cpr, allo studio siti alternativi

Dopo la missione romana del vicesindaco Nicola Lodi, che ha incontrato il sottosegretario Molteni, si sta muovendo anche il senatore di Fd’I Alberto Balboni. Con lui cerchiamo di capire a che punto è questa trattativa.

È vero che, su sua iniziativa, il ministero dell’Interno ha chiesto alla Prefettura di Ferrara di valutare altri siti per la localizzazione del Cpr?

"Bisognerebbe chiedere alla Prefettura. Io ne ho solo parlato con il ministro Piantedosi un paio di settimane fa, per capire in base a quali criteri fosse stato individuato il sito dell’aeroporto di Ferrara come potenziale sede del Cpr che deve essere realizzato in Emilia Romagna".

E il ministro dell’Interno cosa le ha risposto?

"Che questa ipotesi era frutto di un lavoro tecnico di analisi del territorio regionale svolto dai prefetti della nostra regione. E che lo stesso era stato fatto in ogni regione dove ancora un Cpr non c’è, perché è volontà del governo realizzare queste strutture dove ancora mancano, al fine di trattenere i soggetti più pericolosi in attesa dell’espulsione".

Ma in relazione all’ipotesi che ci riguarda come città di Ferrara, il ministro le ha detto se la condivide o no?

"Gli ho fatto presente, come già alcuni giorni prima avevo fatto col sottosegretario Molteni (e il ministro mi ha confermato che questi gli aveva già riferito le mie obiezioni), che se fosse vero che il sito ipotizzato si trova a 4 o 5 km in linea d’aria dalla piazza della Cattedrale e in prossimità del quartiere più popoloso della città, la scelta mi sembrerebbe in contrasto con quanto prevede la legge, ossia che il Cpr debba essere realizzato in luoghi isolati lontano dai centri abitati".

E il ministro cosa ha risposto?

"Che era solo un’ipotesi e che l’istruttoria vera e propria per stabilire se il luogo risponda o meno ai requisiti previsti dalla legge la dovrà fare il ministero della difesa. E ha aggiunto che anche altre località potevano essere valutate allo stesso modo.

A quel punto gli ho detto che conoscevo altri luoghi che potevano rispondere alle condizioni prescritte dalla legge e gli ho chiesto se potevo segnalarglieli. Lui mi ha risposto affermativamente e io l’ho fatto".

E’ vero che si è parlato di un sito nel Basso Ferrarese?

"No comment".

Allora quali sono questi siti alternativi?

"Questo non posso dirglielo, l’ho riferito solo al ministro, al sottosegretario e al Prefetto di Ferrara. Se ne siete venuti a conoscenza, però, deduco che evidentemente la mia segnalazione ha prodotto qualche approfondimento... almeno lo spero".

Non ci può dire niente di più?

"Soltanto che i luoghi che ho suggerito rispondono a quanto stabilito dalla legge".

In attesa di capire, resta un fatto: molti criticano i Cpr perché sono di fatto delle carceri da cui non si può uscire e affermano che sono contrari al principio di integrazione.

"Non sono carceri, al loro interno le persone possono muoversi liberamente, anche se giustamente non possono uscire, perchè devono essere espulse in quanto pericolose per l’ordine pubblico. Se potessero uscire si renderebbero irreperibili. E poi, scusi, che senso avrebbe integrare chi deve essere allontanato dall’Italia perché ad esempio ha commesso gravi reati o ha violato le regole?".

Molti dubbi permangono anche sul rispetto dei diritti umani in quelle strutture...

"Può darsi che in passato si siano verificati abusi, so che sono in corso inchieste per accertarlo. Mi pare paradossale che chi, governando fino a un anno fa, non è riuscito ad evitare quegli abusi, se ne accorga solo ora. La sinistra è specialista nello scaricare le proprie responsabilità sugli altri".

Un timore diffuso è che, scaduto il termine di trattenimento, coloro che non saranno espulsi torneranno in libertà mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini: è fondato?

"Ah, questa è bella! Sarebbe come dire di non mettere in carcere un ladro perchè quando esce può tornare a rubare".

Facciamo chiarezza sui tempi di trattenimento.

"Il tempo massimo di trattenimento non è di 180 giorni ma di 18 mesi, che sono 540 giorni. In sostanza le espulsioni effettive sono state circa del 70% scese al 50% dopo che il governo Conte 2 (PD-M5S) per iniziativa del ministro Lamorgese aveva ridotto il periodo di trattenimento ad appena 90 giorni. Grazie al diverso e ben maggiore tempo di trattenimento che questo governo adesso, sempre nel rispetto della normativa europea, ha aumentato di ben nove volte rispetto a quanto voluto dalla sinistra e soprattutto grazie agli accordi per i rimpatri veloci che l’Italia sta concludendo con molti paesi di origine, possiamo stare certi che in libertà non ci tornerà più nessuno".