Cristicchi torna al Teatro comunale: "Un musical, ma con un solo attore"

Il cantautore racconta la nuova fatica ‘Franciscus, il folle che parla agli uccelli’. Oggi il primo spettacolo

Cristicchi torna al Teatro comunale: "Un musical, ma con un solo attore"

Cristicchi torna al Teatro comunale: "Un musical, ma con un solo attore"

Con ‘Franciscus, il folle che parla agli uccelli’ torna al Teatro Comunale di Ferrara Simone Cristicchi, sul palco oggi e domani alle 20.30 e domenica alle 16.

Cristicchi, com’è questo ritorno a Ferrara?

"Molto bello. Avevo già fatto ‘Cantata da autore’ nel periodo del lockdown registrandolo al Comunale e fu straniante ma emozionante cantare in un teatro completamente vuoto, come il simbolo di quel periodo oscuro è stato emozionante .

Franciscus che spettacolo è?

"Ha tutte le caratteristiche di un musical ma c’è solo un attore in scena. Una formula che abbiamo inventato, con una scenografia meravigliosa, molte canzoni e con la figura di San Francesco nella sua attualità e nell’attualità dei suoi messaggi con alcuni episodi riportati però ad oggi".

Cioè?

"Ho individuato alcuni temi che mi avevano colpito studiando la sua storia. Il primo è la rivoluzione, quella interiore che lo porterà alla scelta della povertà come svuotamento anche nelle proprie convinzioni e certezze, mettendosi in discussione come essere umano. Poi c’è la follia e il filo sottile che la divide dalla santità. Mi piace dire che negli ospedali psichiatrici possano esserci anche santi. E che nelle religioni ci sono anche dei matti. Poi c’è il tema dell’incontro e del dialogo con San Francesco e il sultano d’Egitto che in questo periodo di guerra è un messaggio di pace e dialogo ancora attuale. Possiamo scegliere anche noi di portare avanti questi messaggi, nella nostra epoca che sembra così lontana dal Medioevo ma che è quasi sovrapponibile a quell’oscurità. Uno spettacolo dove non manca ironia e leggerezza ma anche molto critico nei confronti di Francesco e della religione.

Chi sarebbe San Francesco oggi?

"Se fosse oggi nel nostro mondo sarebbe un artista perché era un poeta, un cantore che predicava il Vangelo per le strade, recitandolo come un istrione, portando la gioia. Oggi lo vedrei come un artista che gira di città in città, presentando il suo spettacolo alle persone con questa voglia di comunicare e di condividere con gli altri quello che ha scoperto. Un artista libero".

Come è lei?

"Non somiglio a San Francesco ma cerco in lui e nei suoi insegnamenti qualcosa che possa fare crescere come persona. Ed è il senso anche dello spettacolo, per far porre domande anche sui propri limiti umani"

Pensando anche a ‘Ti regalerò una rosa’, scegliere messaggi non la banalità è una mission? "Una scelta. Cerco di portare messaggi, mettere sul piatto interrogativi. La mia missione è ridare all’arte una sua dignità, oggi è così svilita quando invece è il vero nutrimento dell’anima. Saremmo altrimenti macchine senza emozioni".

Arte svilita?

"Sì, l’artista oggi è un saltimbanco, un intrattenitore e svilisce la figura dell’artista che invece è fondamentale nella comunità in cui viviamo".