Elsa Morante, la musica e la nostra Ferrara. Da ’La storia’ all’"arte delle Muse" in città

Venturi parte dalla fiction tratta dall’opera della grande scrittrice e ricorda musicologi e insegnanti tra conservatorio e teatro Abbado .

Elsa Morante, la musica e la nostra Ferrara. Da ’La storia’ all’"arte delle Muse" in città
Elsa Morante, la musica e la nostra Ferrara. Da ’La storia’ all’"arte delle Muse" in città

Nel presentare questo mio contributo che riguarderà lo sceneggiato della Archibugi dedicato alla Storia di Elsa Morante e alla trasformazione della città accaduta nel tempo attraverso la musica devo tener conto della raccomandazione della redazione, che m’invita a non dimenticare il coté regionale e cittadino, se possibile, dell’argomento trattato. È con un po’ di imbarazzo che devo ricordare, come ho scritto in altre occasioni, che il mio libretto sulla Morante - datato 1977 - ha raggiunto la trentacinquesima edizione (ovviamente con i necessari aggiornamenti) a cui si aggiungono i lavori di un’altra ferrarese, Monica Farnetti, che ora ricopre la cattedra di Letteratura italiana all’università di Sassari e che solo da pochi mesi ha pubblicato un libro assai importante, Ritratti del tempo. Virginia Woolf e le scrittrici italiane, dove un capitolo è dedicato ad Elsa Morante Un voletto di altalena. Elsa Morante, pp.85-100 -. È dunque evidente che la ferraresità morantiana è chiara sotto questo aspetto così come a livello biografico il mio rapporto con Elsa è diventato parte integrante non solo del mio lavoro critico ma delle mie vicende esistenziali.

La Storia, forse il testo più complesso della narrativa morantiana, non introduce solo nei luoghi fondamentali dove si è svolta la sua vita ma affronta il tema assai complesso del rapporto tra Storia e storia per cui una trasposizione cinematografica può essere da una parte rivelatrice visivamente della vicenda ma d’altra parte può e deve avere un’impronta che il racconto può solo evocare e non sempre definire. È lo stesso problema di altri autori che hanno affrontato la trasposizione visiva del prodotto letterario.

In primis Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, ma anche, ad esempio, tante opere di Giorgio Bassani a cominciare da Il giardino dei Finzi-Contini. Sbaglierebbe dunque chi volesse ri-percorrere la parola scritta adeguandola alla visività per cui lo sceneggiato televisivo della Storia va giudicato come un prodotto legato alla nuova arte, quella del cinema, usando il testo solo come filo conduttore. Altro problema non certo da sottovalutare e l’episodicità in cui viene diviso lo sceneggiato che, come insegna la critica cinematografica, aggiunge o toglie senso e qualità all’opera. In altri termini, mi pare che La Storia televisiva vada valutata essenzialmente sulla prova d’attore e sicuramente la performance di Jasmine Trinca e dei due ragazzi che interpretano Nino ed Useppe, Francesco Zenga e nello svolgimento dell’età Christian Liberti e Mattia Basciani, siano gli elementi più importanti per giudicare la qualità dell’opera. In questa prospettiva la prova attoriale è di grandissima qualità. Meno riuscita rimane però la descrizione dei luoghi specie per chi, come chi scrive, li ha frequentati, amati ed usati. Sono i luoghi di una Roma, quella del Ghetto, talmente conosciuta e divulgata che rimangono come icone della capacità rappresentativa della città.

Se passiamo all’altro argomento della nostra inchiesta, la musica a Ferrara, almeno nei miei ricordi si collega con esperienze ancora una volta private e pubbliche. Sì pensi a Riccardo Nielsen musicologo di fama internazionale attivo a Ferrara dai primi anni Cinquanta del secolo scorso direttore del Liceo musicale di Ferrara che introdusse la musica seriale. Tra le esperienze più significative assume un particolare significato quella portata in città da un grande musicologo, Paolo Fabbri, che si laureò a Firenze con Claudio Varese su Monteverdi e ora è professore emerito all’Università di Ferrara del quale tra le preziose opere scritte vanno assolutamente citati i due volumi I teatri di Ferrara del 2002; poi Dario Favretti anch’egli laureato a Firenze con un grande musicologo Clemente Terni che per un periodo divise all’Università lo stesso mio studio. E ancora una volta la musica ferrarese passa per Firenze. Un ricordo personale mi resta nel concludere questi pochi cenni.

All’Istituto Magistrale di Ferrara l’insegnante di musica era da noi studenti soprannominato “pulgon” per la sua inveterata abitudine a scrollare le spalle come se fosse punto dalle pulci. Lui ci preparò a concorrere con “Va pensiero” a una sfida televisiva che poi vincemmo. E ancora si pensi al ruolo straordinario che ha avuto il Conservatorio. Un mondo culturale di altissima qualità che ha fatto di Ferrara una capitale musicale tale da poter ospitare il maestro Abbado che la portò a livelli altissimi a cominciare dalla edizione ormai “magica “del Viaggio a Reims. E i concerti tenuti nella via più bella del mondo, Corso Ercole d’Este e la funzione musicale ispirata dal Palazzo dei Diamanti o da Schifanoia. Ferrara dunque città musicale.