Ex sindaco accusato di corruzione. Il conto della procura per Paron: "Condanna a 6 anni di reclusione"

Al termine della requisitoria nel processo per la presunta tangente di cinquemila euro il magistrato ha chiesto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il sequestro di soldi.

Ex sindaco accusato di corruzione. Il conto della procura per Paron: "Condanna a 6 anni di reclusione"

Ex sindaco accusato di corruzione. Il conto della procura per Paron: "Condanna a 6 anni di reclusione"

di Cristina Rufini

Pesante il conto che ieri il pubblico ministero Ciro Alberto Savino ha presentato al Collegio che dovrà giudicare l’ex sindaco di Vigarano Mainarda ed ex presidente della Provincia di Ferrara, Barbara Paron, accusara di corruzione. Il magistrato, al termine della requisitoria, ha chiesto che Paron venga condannata a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Oltre al sequestro nei suoi confronti di 5mila euro, eventualmente da devolvere al Comune di Vigarano. Richiesta che è arrivata al termine di poco più di un’ora di requisitoria in cui il pm ha ripercorso le fase salienti dell’inchiesta, nata da un esposto presentato dall’ex compagno di Paron, Daniele Cesari che portarono agli accertamenti della Guardia di finanza e al rinvio a giudizio oltre che di Paron anche di Lorenza Benati (difesa avvocato Simone Bianchi. Per lei il pm ha chiesto l’assoluzione) moglie di Parid Cara, il titolare dell’azienda che gestiva Cà Bianchina e, secondo il castello accusatorio della procura, era amico di Paron, il quale grazie a questa amicizia sarebbe riuscito a risparmiare sul rifacimento di via Frattina, la strada che conduceva all’impianto a biomasse. Risparmio avvenuto, sempre secondo l’accusa, dopo una tangente di cinquemila euro che Cara avrebbe consegnato direttamente a Paron. Questo stando al racconto fatto dall’ex dell’imputata, Daniele Cesari, a suo dire presente allo scambio. Accuse rispedite al mittente da Paron, la quale ha sempre sostenuto che l’esposto del suo ex era stato presentato per ripicca nei suoi confronti, dopo la fine della loro relazione (i due si sono trovati a parti invertite in un altro procedimento per stalking in cui Paron era la vittima e Cesari l’imputato, poi condannato).

Il pm Savino, ieri, nel corso della requisitoria, ha sottolineato, invece, che "Cesari ha dato dimostrazione di non essere un calunniatore, e che le sue dichiarazioni sono state riscontrate nel corso delle indagini della Finanza". Il magistrato ha poi ripercorso il rapporto di amicizia tra Cara e Paron, anche prima della presunta tangente e di favori che l’ex sindaco avrebbe fatto all’imprenditore. "Fino a quando nella complessa vicenda di Cà Bianchina – ha aggiunto il pm – tra convenzione approvata e non rispettata e silenzi di anni, ad un certo punto Paron intercede negli uffici comunali preposti a trattare la vicenda, asserendo che se ne sarebbe occupata lei". L’ex primo cittadino ha sempre respinto al mittente le accuse di avere intascato soldi da Cara, sostenendo che le accue del suo ex non erano altro che dettate dall’astio nei suoi confronti. "Ci difenderemo nella prossima udienza – ha commentato l’avvocato Lovison – quando porteremo le prove dell’innocenza di Paron".