Il cordoglio dei sindaci: "Se ne va un pezzo di storia"

La commozione di Fabbri e Isola (Faenza). Quarzi (Isco): "Toccava il cuore"

Il cordoglio dei sindaci:  "Se ne va un pezzo di storia"
Il cordoglio dei sindaci: "Se ne va un pezzo di storia"

Si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Cesare Finzi anche Alan Fabbri, sindaco di Ferrara e Massimo Isola, sindaco di Faenza, città dove Finzi viveva. "Piangiamo un grande divulgatore di memoria – così Fabbri –. Un testimone che ha vissuto la tragedia della shoah e ha creduto nei giovani, nel loro potere di creare futuro e di trarre insegnamenti dal passato. Cesare Moisè Finzi era e rimarrà sempre un grande ferrarese che, anche da Faenza, non ha mai smesso di conservare i legami con la nostra città. Ho spesso ricordato, in occasione del giorno della Memoria, l’apporto di Cesare Finzi e il valore del suo insegnamento, definendolo ‘prezioso riferimento di memoria viva’. Ciò che ha fatto, dialogando con ragazze e ragazzi, è e sarà sempre il testimone consegnato alle nuove generazioni perché possano compiere le scelte del domani in maniera lucida, consapevole, retta, senza mai dimenticare ciò che è accaduto. Il mio cordoglio e il mio abbraccio giungano oggi ai familiari e a tutti i suoi studenti, a cui raccomandava sempre di ragionare, per coltivare un pensiero critico e orientato al bene. I suoi insegnamenti rimangono un patrimonio da cui continueremo ad attingere". "Cesare Finzi ha dedicato tanta parte della sua vita a Faenza – racconta Isola – e noi gli siamo grati per quello che ha fatto. Da oltre dieci anni ero legato personalmente a lui e assieme abbiamo incontrato centinaia di studenti vivendo la Giornata della Memoria senza alcuna retorica, ma sempre con passione e consapevolezza, vivendo momenti indimenticabili". Grande privilegio per Anna Maria Quarzi, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea è aver conosciuto Finzi, ma "ancora più grande è quello di averlo accompagnato agli incontri con gli studenti che dall’istituzione della Giornata della Memoria abbiamo realizzato in molte scuole della città e della provincia. Non posso dimenticare il silenzio che calava fra i giovani quando Cesare iniziava il suo racconto, la sua testimonianza di bambino ferrarese, ormai anziano, che nell’ottobre 1938 non ha più potuto andare a scuola: è stato espulso perché ebreo. Le sue parole toccavano il cuore e le menti – continua Quarzi –.I ragazzi avevano davanti un vero proprio documento che parlava con semplicità e dolcezza di eventi terribili e straordinari che hanno segnato la storia della sua vita, quella di un bambino travolto dalla Storia con la ’S’ maiuscola, ma deciso a resistere all’ingiustizia, alla paura, alla violenza".

l.b.