Il delitto di via Ghiara. La sentenza d’Appello: "Quando uccise la madre capiva ciò che faceva"

Le motivazioni della sentenza per l’omicidio Sturaro: "Profilo cognitivo alto". La corte d’Assise d’Appello aveva condannato il figlio a risarcire i fratelli. La sorella: "Abbiamo fatto sentire la nostra voce". La difesa: "Ora la Cassazione". .

Il delitto di via Ghiara. La sentenza d’Appello: "Quando uccise la madre capiva ciò che faceva"

I rilievi dei carabinieri in via della Ghiara. Sotto, Stefano Franzolin

Quando uccise la madre soffocandola con un cuscino nella sua abitazione di via della Ghiara, Stefano Franzolin aveva perso la capacità di volere ma non era del tutto privo di quella di intendere. E questo, secondo i giudici della corte d’Assise d’Appello, "non implica di per sé l’impossibilità di cogliere il disvalore del proprio comportamento e le conseguenze a esso connesse". Tradotto, era in grado di capire ciò che faceva nonostante la capacità di intendere fosse fortemente diminuita. A maggior ragione – scrivono i magistrati nelle 32 pagine di motivazione alla sentenza di secondo grado per l’omicidio della 75enne Alberta Paola Sturaro – se si considera che dall’esame psicometrico sull’imputato è emerso "un profilo cognitivo complessivo medio-alto, in cui le principali funzioni cognitive, come memoria, attenzione, ragionamento e pianificazione risultano pienamente conservate". Franzolin, puntualizza la corte, si è collocato "al di sopra della media" per quanto riguarda la capacità di concentrazione. Insomma, seppure "affetto da deliri", l’imputato aveva "conservato un sufficiente rapporto con la realtà tale da avergli permesso", fino al delitto, "una vita, seppure ritirata, mai destrutturata, senza messa in atto di condotte devianti o violente e senza manifestare l’incapacità di cogliere il significato giuridico delle azioni compiute". La conclusione è quindi "la sussistenza del diritto al risarcimento delle parti civili costituite", cioè i fratelli dell’imputato, Sonia e Alessandro.

Con queste parole, in estrema sintesi, la corte d’Assise d’Appello ha spiegato le ragioni che hanno portato alla sentenza di secondo grado che, in parziale riforma di quella del tribunale estense, ha riconosciuto il vizio parziale di mente e ha condannato il 49enne a risarcire i fratelli. L’ammontare del danno dovrà essere stabilito in sede civile, anche se i giudici bolognesi hanno stabilito una provvisionale da 50mila euro per ciascuna delle parti civili. Confermata, infine, l’assoluzione per i prelievi di denaro dal conto corrente della madre.

La corte d’Assise di Ferrara, lo ricordiamo, aveva assolto Franzolin in quanto ritenuto totalmente incapace di intendere e di volere. Il verdetto era stato impugnato soltanto ai fini civilistici e la sentenza di secondo grado è stata depositata nelle scorse ore, a tre anni esatti dal fatto di sangue avvenuto nella notte tra il 21 e 22 marzo del 2021. "Siamo soddisfatti – è il commento di Sonia Franzolin – in quanto i giudici di Appello hanno ritenuto che mio fratello si sia reso conto di ciò che stava facendo quella notte ai danni di nostra madre. Il risarcimento del danno non ci è mai interessato, e la costituzione di parte civile era l’unico modo per far sentire la nostra voce nel processo".

I difensori del 49enne, gli avvocati Alberto Bova e Alessandro D’Agostino, annunciano sin da subito il ricorso alla Suprema corte. "A nostro parere – affermano – la sentenza presenta molti punti non condivisibili e sicuramente proporremo ricorso per Cassazione per veder riconoscere la correttezza delle motivazioni della decisione di primo grado".