NICOLA BIANCHI
Cronaca

Il fallimento della banca "Carife, ferita aperta Ma Ferrara ha già dimenticato tutto"

Giovanna Mazzoni, la pasionaria degli azzerati, nove anni dopo "Mille risparmiatori sono ancora in attesa degli indennizzi. C’è tempo fino al 30 giugno. E restano nel limbo 540 milioni".

Il fallimento della banca  "Carife, ferita aperta  Ma Ferrara ha già  dimenticato tutto"

Il fallimento della banca "Carife, ferita aperta Ma Ferrara ha già dimenticato tutto"

di Nicola Bianchi

"Dovevamo andare a Roma, Tarroni (Mirko, Amici di Carife, ndr) mi chiamò e mi disse: Giovanna serve qualcosa per fare rumore, così guardai in casa e unica cosa che trovai fu la campanella che usava mia mamma a scuola. Alla manifestazione, oltre alla campanella indossai basco e cappotto rosso, il giorno dopo mi trovai su due pagine di Repubblica...". E da quel momento iniziò l’epopea di Giovanna Mazzoni, la pasionaria del Movimento risparmiatori traditi di Carife, "insieme all’inseparabile Milena Zaggia". Nove anni di battaglia, di viaggi, di sudore, sempre in prima linea. E pure con una querela ricevuta dall’ex premier Matteo Renzi e una pagina Facebook aperta in suo nome dal titolo ’Io sto con Giovanna Mazzoni’.

Giovanna, a che punto è la lotta degli azzerati?

"Diciamo che potrebbe andare meglio, ma andiamo avanti".

Si spieghi...

"Per quanto riguarda le obbligazioni subordinate, non è andata male. Mi riferisco a coloro con un reddito inferiore a 35mila euro o con un capitale immobiliare di 100mila euro: in questi casi la procedura ha ridato i capitali investiti. Per le azioni, si è recuperato un 30% con la speranza che possa arrivare un altro 10-12%. Restano nel limbo un migliaio di azionisti e il tempo stringe".

Si fermi un attimo. Quanti sono i risparmiatori traditi di Carife?

"Trentaduemila, ma solo 18mila hanno fatto richiesta al Fir (Fondo indennizzo risparmiatori) di rimborso. Di questi, mille sono sub iudice, spesso per motivazioni tecniche e procedurali".

E aleggia il macro tema dell’avanzo del Fir, quei 500 milioni non distribuiti del miliardo e mezzo stanziato dall’allora Governo Conte per tutte le banche (11) crollate, non è vero?

"Esatto. Ma vi furono numeri bassi relativamente alle richieste di indennizzo, da qui l’avanzo di 540 milioni. Oggi però c’è un altro problema".

Quale?

"Quei soldi sono usciti dal capitolo di bilancio del Fir ma non sappiamo dove sono finiti. Devono comunque tornarci anche perché i commissari avranno tempo fino al 30 giugno per decidere cosa fare con quei risparmi e a chi darli. Siamo terrorizzati che scompaiano. Abbiamo inviato diffide, a metà febbraio abbiamo incontrato tutte le associazioni di risparmiatori e chiesto un colloquio con il ministro Giancarlo Giorgetti che ancora attendiamo".

Torniamo all’inizio: non crede che la mobilitazione per Carife, in un territorio come il nostro che viveva di pane e Cassa di Risparmio, sia stata un po’ freddina rispetto ad altre città alle prese con le loro banche del territorio fallite?

"Un dato di fatto. Tanti si vergognarono di andare in piazza nei giorni delle manifestazioni, altri ancora sostennero di avere poche azioni e che non ne valeva la pena, altri ancora non vollero intraprendere azioni legali perché sfiduciati dalla giustizia. Qui la protesta è stata fin troppo soft e la cosa è davvero inspiegabile. La ferita è ancora aperta. Il primo giorno mi dicevo: è uno scherzo. Poi invece...".

All’appello, poi, sono sempre mancati i cosiddetti grandi danneggiati...

"Grossi imprenditori, società, persone di spicco. Forse perché Bankitalia è un mostro sacro e non va toccata. Il piccolo risparmiatore di provincia perde la fiducia, vede che le cause vanno avanti con elefantiaca lentezza e si sfiducia".

Avete mai quantificato qual è stato il danno economico provocato dal crac Carife?

"I liquidatori non ce l’hanno mai comunicato, nessuno vuole dirlo apertamente. Perché? Dal punti di vista finanziario, qualcuno ha capito che il danno è stato devastante per tutto il nostro territorio?".

Nove anni dopo, sembra quasi che il dramma sia dimenticato, non crede?

"Decisamente. Come avvenne per la Coopcostruttori, il tempo cancella tutto a Ferrara. Ferrara dimentica troppo in fretta, certa gente supera tutto evidentemente. Molti risparmiatori sono deceduti e i loro figli non si rendono ancora conto dei sacrifici che i genitori hanno fatto investendo i risparmi in Carife".

Delusa dalla classe politica?

"In Italia funziona così: si parla tanto, poi ci si perde quando devi formulare un testo legislativo. Di recente molti big nazionali erano in città per un evento, nessuno di loro ha citato il caso Carife. Acqua passata...".

Ferrara senza il tracollo della sua banca, cosa sarebbe?

"Più tranquilla economicamente, le gente avrebbe restaurato i propri immobili, le imprese sarebbero più forti, il potere di acquisto sarebbe diverso. Invece siamo stati mortificati, chi ha potuto è scappato. Bologna o Padova, solo per citare due città vicine, hanno tutto un altro sprint, da noi invece si smorza sempre tutto".

Veniamo ai processi, alla fine l’unico che ha pagato è stato il direttore generale.

"Forin. Altri, e in altri processi, dovevano pagare. Ripeto, si poteva fare molto di più per salvare la nostra banca, non doveva essere frantumata. Accuso i governi di quegli anni, non doveva finire in questo modo".

A proposito di ex governi, nella sua battaglia di civiltà, si beccò pure una querela dall’ex premier Renzi. A che punto è?

"E chi lo sa? Non ho saputo più nulla. La mia battaglia è sempre stata dura, di rumore ne ho fatto ma sempre con rispetto ed educazione verso il prossimo. Con sempre nel cuore quella ferita che ancora sanguina, quella del tradimento".