Il ’no’ bipartisan dei sindaci: "È impensabile in questa zona. Abbiamo già i nostri problemi"

Primi cittadini sorpresi all’ipotesi di realizzare la struttura nel Basso ferrarese

Il ’no’ bipartisan dei sindaci: "È impensabile in questa zona. Abbiamo già i nostri  problemi"

Il ’no’ bipartisan dei sindaci: "È impensabile in questa zona. Abbiamo già i nostri problemi"

Nessuno di loro è stato contattato, né informato che governo centrale e prefettura di Ferrara stiano ragionando su ipotesi diverse dall’ex aeroporto di Ferrara, come area idonea a realizzare il Centro di permanenza per i rimpatri di migranti, ma i sindaci di Comacchio, Mesola, Lagosanto e Codigoro, all’unisono e bipartisan, sono nettamente contrari all’idea che la struttura per accogliere i migranti in attesa dell’espulsione dall’Italia, possa essere individuata nel Basso Ferrarese. Un’indicazione geografica non citata a caso, che sembrerebbe essere concretamente sul tavolo della discussione, insieme a quella di Ferrara, anche se al momento non meglio individuata sulla cartina geografica di quella fetta di provincia.

"Innanzitutto direi che bisogna capire la disponibilità o meno di strutture sul territorio individuato – commenta Pierluigi Negri, sindaco di Comacchio – A me non ha contattato nessuno e non sono statio informato di alcunché, ma escluderei proprio che possa ricadere sul territorio comunale di Comacchio: non ci sono certo strutture idonee, ma soprattutto si tratta di una zona a forte vocazione turistica, con dati buoni, nonostante le difficoltà avute – vedasi alluvioni e granchio blu - una simile scelta assolutamente no. E, ripeto, io non ho avuto alcun contatto in tal senso e non credo che si possa decidere a prescindere dai territorio e dai sindaci che lo amministrano".

Più cauto, ma sulla stessa lunghezza d’onda, il primo cittadino di Mesola, Gianni Michele Padovani. "Ho letto questa mattina (ieri, ndr) sulla stampa di questa ipotesi – sottolinea Padovani – ma devo approfondire perché fino a ora non ne ho avuto il tempo. Se così fosse, sarebbe una decisione che mi preoccuperebbe molto. E non è certo per fare uno scaricabarile, ma dobbiamo valutare bene, perché questo è un territorio che ha già molti problemi. Comunque, ripeto, devo approfondire la vicenda, ma la situazione mi preoccupa". Contrario anche il sindaco di Lagosanto, altro comune del Basso Ferrarese, Cristian Bertarelli: "Non ne sono informato e nessuno mi ha contattato – sottolinea Bertarelli – ma se così fosse, sarebbe una scelta che creerebbe non pochi problemi in un’area come questa che ne ha già molti. Ovvio che per poter dare un giudizio più approfondito, sarebbe utile capire su quale località specifica stanno ragionando. Mi spiego: se cioè una struttura in mezzo al nulla, in aperta campagna, oppure a ridosso di centri abitati. Perché nel secondo caso sarebbe del tutto inconcepibile, anche se questo non toglierebbe la preoccupazione in termini assoluti di veder realizzato un centro simile in un’area della provincia che si caratterizza già per diverse problematiche logistiche, di collegamenti con il capoluogo e i centri maggiori e anche per una ridotta presenza di forze dell’ordine rispetto ai centri più grandi. Non dimentichiamo che il nostro obiettivo principale è garantire la sicurezza dei cittadini". Assolutamente contraria anche il sindaco di Codigoro, Alice Sabina Zanardi. "Ho letto di questa ipotesi – dichiara – e direi proprio che non se ne parla assolutamente. Personalmente non sono stata contattata, né informata, quindi non so a che livello sia questa ipotesi, ma un centro simile in questa zona proprio no. Il governo centrale deve smettere di pensare di risolvere i problemi facendoli ricadere sempre sui territori".

Avremmo voluto riportare anche il pensiero del sindaco di Goro, territorio che in passato, nel 2016, ha già fatto le barricate contro l’arrivo di una decina di migranti, tutte donne, che avrebbero dovute essere sistemate in una struttura all’inizio della frazione di Gorino, anche se era cosa diversa - certo - dall’avere sul territorio un centro per il rimpatrio di migranti che attendono, reclusi, l’espulsione. Ma ieri la prima cittadina Maria Bugnoli era impossibilitata.