Il sisma e la rinascita. Santa Monica apre le porte a futuri cuochi e estetiste. In chiesa nasce una scuola

Nell’ex monastero, che affonda le radici nel 1500, partiranno il prossimo anno i lavori. Verrà realizzato un istituto di formazione con aula magna e ristorante aperto ai cittadini.

Il sisma e la rinascita. Santa Monica apre le porte a futuri cuochi e estetiste. In chiesa nasce una scuola
Il sisma e la rinascita. Santa Monica apre le porte a futuri cuochi e estetiste. In chiesa nasce una scuola

C’è la recinzione in via Montebello, una rete verde quasi a proteggere quella chiesa dalla falce del tempo, dal traffico, le auto che passano, una città che cambia volto, nel silenzio ovattato di nebbia.

Santa Monica, ex monastero che affonda le radici nel 1500. Un passato lontano ed un po’ controverso, quasi la trama di un giallo. La chiesa, così si narra e così dicono anche le cronache, venne fondata nel 1515 da alcune monache che si erano staccate dal convento di Sant’Agostino, ci furono discordie. Altri tempi. Dal 1985 non risuonano più le voci di donne che pregano tra le navate, bisbigli dietro la grata di un confessionale, rosari pronunciati a fior di labbra. La chiesa è stata chiusa. Per un po’ di tempo sotto le volte si conquistò uno spazio il mercatino dell’associazione Emmaus, bancarelle con oggetti dimenticati in qualche cantina tornati a nuova vita per dare un tocco originale ad una cucina, ad una sala da pranzo. Ma anche quelle bancarelle non ebbero lunga vita, a differenza degli oggetti che esponevano. E arrivarono le scosse, era il terremoto dell’Emilia, 2012, il 20 maggio. I segni sono impressi nella volta, crepe, il solaio che a tratti scompare. Sembrava essere stata scritta la parola fine. Così non sarà, non verranno scanditi Ave Maria e Padre Nostro, ma si sentirà il vociare di ragazzi che frequenteranno i corsi di cucina, le lezioni per diventare parrucchiere, cuoco, cameriere. Una scuola professionale troverà spazio e prenderà vita una volta completata la ristrutturazione dell’intero complesso ex monastico. I lavori inizieranno il prossimo anno e quando saranno terminati le porte verranno aperte ad un istituto di formazione professionale, un esercito di allievi sciamerà in quegli spazi dove troverà di nuovo una casa il dipinto di Giacomo Parolini, opera di proprietà dell’Opera Canonici Mattei, che nei mesi scorsi è stata restaurata con professionalità e amore da Silvia Marcucci e Maria Paola Zonari sotto la sorveglianza della Soprintendenza ai Beni Culturali.

"Già qui era stato ospitato un istituto professionale", spiega Angelo Artioli, vicepresidente dell’Opera Canonici Mattei. Poi i ragazzi dovettero traslocare in un altro edificio. Ma adesso è tutta un’altra storia. Lì nasceranno aule, una scuola di cucina, per estetiste, parrucchiere. Verrà costruita un’aula magna che oltre ad ospitare lezioni ed alunni aprirà le porte alla città, per accogliere convegni, incontri, iniziative culturali. Un progetto ambizioso, sul filo della rinascita. "Si parte il prossimo anno con i lavori, ce ne vorranno almeno due per scrivere la fine all’opera", aggiunge Artioli. Quello sarà un bel giorno, per i ragazzi che lì potranno costruire lezione dopo lezione, mattone su mattone il loro futuro. E sarà un bel giorno anche per il palato, perché il ristorante non servirà solo per ospitare i corsi, accoglierà tra i tavoli anche i cittadini. Sulle pareti, nelle volte, ci sono macchie bianche che sembrano toppe. Lì Silvia Marcucci e Maria Paola Zonari, con la delicatezza che si deve ai capolavori, hanno fatto ‘carotaggi’ alla ricerca di affreschi. Un lavoro certosino che ha portato alla luce opere del passato, tesori nascosti sotto un velo di intonaco e polvere. Al cospetto di quei grandi, certo ci vorrà qualche anno, gli studenti impareranno come si cucina una scaloppina, la messa in piega perfetta.