La cena della vergogna. Al setaccio telefoni e chat. Tecnici informatici al lavoro

La procura ha disposto una consulenza sui dispositivi informatici posti sotto sequestro. Dai racconti spunta il saluto romano all’arrivo degli agenti nel locale la sera della festa.

La cena della vergogna. Al setaccio telefoni e chat. Tecnici informatici al lavoro

La cena della vergogna. Al setaccio telefoni e chat. Tecnici informatici al lavoro

Mentre i ‘bravi ragazzi’ si affrettano a dirsi pentiti per quella che ormai è stata ribattezzata dalle cronache come ‘la cena della vergogna’, gli inquirenti muovono un altro passo avanti nell’inchiesta su quanto accaduto la sera del 22 dicembre in un ristorante di via Carlo Mayr. L’operazione, denominata appunto ‘Bravi ragazzi’, ha portato procura e Digos ad accendere i riflettori su quanto accaduto quella sera nel locale a due passi dal ghetto ebraico. Il risultato è di 24 iscrizioni al registro degli indagati (venti uomini e quattro donne tra i 23 e i 33 anni) per ipotesi di reato che vanno dall’apologia di fascismo alla propaganda e istigazione all’odio razziale, passando per le minacce e il vilipendio delle istituzioni. I nuovi sviluppi investigativi, in attesa degli interrogatori fissati per la settimana prossima, passano per l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati agli indagati. Si tratta di quattro cellulari e un computer, che ora verranno passati al setaccio dai tecnici informatici. Il focus della procura è ora concentrato principalmente sulle chat. Si cerca di capire cosa si sono detti gli indagati, chi c’era nei gruppi social e le modalità con cui è stata organizzata l’iniziativa finita sotto la lente. Ieri mattina il pubblico ministero Ciro Alberto Savino ha conferito l’incarico al consulente Giuseppe Montagnola. Dalle verifiche tecniche sarà possibile capire se la vicenda si limiti soltanto ai partecipanti alla cena o se invece ci sia altro da approfondire.

Nel frattempo, trapelano nuovi dettagli sui comportamenti riprovevoli tenuti dai partecipanti alla cena. Oltre agli ormai noti cori beceri e di stampo razzista contro vari bersagli, dall’atleta Fiona May ai carabinieri caduti a Nassiriya, sembrerebbe che alcuni dei commensali, all’arrivo delle volanti sul posto, si siano rivolti ai poliziotti con il saluto romano. Un dettaglio in fase di accertamento che va ad aggiungersi ai tanti già emersi in questi giorni. Al di là di quanto accaduto tra quelle mura a opera di ragazzi presi da ubriachezza ed euforia, gli inquirenti vogliono capire se dietro di loro ci sia altro. Magari di più organizzato, anche se in maniera rudimentale. E, in caso di risposta affermativa, quali fossero i loro obiettivi. Domande alle quali la procura pretenderà di avere risposte sia dalle verifiche su computer e cellulari che dagli interrogatori degli indagati che decideranno, a partire dalla prossima settimana, di rispondere alle domande del pm e chiarire i contorni di una cena che ha scosso e indignato un’intera comunità.