La cena della vergogna. Altri quattro indagati. Quei ’bravi ragazzi’ ora diventano trenta

L’inchiesta della procura su cori fascisti e saluti romani non si ferma. Dalle chat dei telefoni emersi altri nomi dei componenti del gruppo. Consulenza tecnica sui dispositivi che sono stati sequestrati.

La cena della vergogna. Altri quattro indagati. Quei ’bravi ragazzi’  ora diventano trenta

La cena della vergogna. Altri quattro indagati. Quei ’bravi ragazzi’ ora diventano trenta

Si allunga la lista, come era prevedibile fin dall’inizio, delle persone, giovani tra i ventitré e 33 anni che sono finiti nel registro degli indagati nell’ambito della vicenda ’Bravi Ragazzi’. Ai ventisei già coinvolti, si aggiungono gli ultimi quattro, per un totale di 30 ragazzi finiti sotto la lente degli uomini della Digos, nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Ciro Alberto Savino. Un ulteriore sviluppo nelle indagini di quanto accaduto a quella che è stata definita la ’cena della vergogna’, che è emerso anche dall’analisi delle chat nel telefoni sequestrati ad alcuni dei primissimi indagati. Si tratta di coloro che facevano parte del gruppetto di sei persone che si erano defilate al momento dell’arrivo della polizia, nel locale di via Carlo Mayr. Così dopo la prima tornata di 24 giovani da cui è partita l’inchiesta della procura estense, ora il quadro sembra essersi completato almeno per quanto riguarda i partecipanti, tra i quali anche due giovani rugbisti delle ‘Fiamme oro’, il gruppo che le indagini di procura e Digos nell’ambito dell’operazione ‘Bravi ragazzi’ hanno permesso di individuare. Non si tratta, va chiarito, di poliziotti in servizio e operativi nei vari uffici della questura, ma solo di atleti. Entrambi hanno subito una perquisizione. e uno di loro, a quanto si apprende, ha consegnato spontaneamente una tuta arancione di quelle utilizzate per il travestimento da carcerati nell’ambito della cena del 22 dicembre scorso finita al centro dell’inchiesta. Le accuse contestate vanno dall’apologia di fascismo alla propaganda e istigazione all’odio razziale, passando per le minacce e il vilipendio delle istituzioni. I nuovi sviluppi investigativi passano per l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati agli indagati. Si tratta di quattro cellulari e un computer, che verranno passati al setaccio dai tecnici informatici.

Il focus della procura è ora concentrato principalmente sulle chat. Si cerca di capire cosa si sono detti gli indagati, chi c’era nei gruppi social e le modalità con cui è stata organizzata l’iniziativa finita sotto la lente. Oltre agli ormai noti cori beceri e di stampo razzista contro vari bersagli, dall’atleta Fiona May ai carabinieri caduti a Nassiriya, sembrerebbe che alcuni dei commensali, all’arrivo delle volanti sul posto, si siano rivolti ai poliziotti con il saluto romano. Al di là di quanto accaduto tra quelle mura a opera di ragazzi presi da ubriachezza ed euforia, gli inquirenti vogliono capire se dietro di loro ci sia altro. Magari di più organizzato. E, in caso fosse così quali fossero i loro obiettivi. Domande alle quali la procura pretenderà di avere risposte sia dalle verifiche su computer e cellulari che dagli interrogatori degli indagati che decideranno, a partire dalla prossima settimana, di rispondere alle domande del pm e chiarire i contorni di una cena che ha scosso e indignato un’intera comunità. Non ci sono state al momento le denunce da parte di una signora che ha raccontato nell’immediatezza di essere stata minacciata nel locale dove era in corso la cena. Ma non è ancora trascorso il tempo per poterlo fare.