La fotografia di Unioncamere. Valore pro-capite, la stangata: siamo maglia nera in regione

In Italia la nostra provincia si piazza sul 58esimo gradino dei 107 totali in base ai dati Istat. La vicina Bologna è distante anni luce che si attesta al terzo posto dietro Milano. .

La fotografia di Unioncamere. Valore pro-capite, la stangata: siamo maglia nera in regione
La fotografia di Unioncamere. Valore pro-capite, la stangata: siamo maglia nera in regione

Ferrara perde posizioni anche sul versante del valore aggiunto pro-capite. È quanto emerge dall’analisi condotta da Unioncamere sulla base dei dati Istat in collaborazione con l’istituto Tagliacarne. La nostra provincia si colloca, in termini di valore aggiunto (dati relativi al 2022) alla 58esima posizione (su 107 totali) nella classifica complessiva perdendo ben tre posizioni rispetto al 2019. Stando ai numeri elaborati nel report, il valore aggiunto pro-capite nella nostra provincia si attesta a poco meno di 23mila e quattrocento euro. Una cifra che ci colloca abbondantemente al di sotto della media nazionale che invece supera i 29mila euro.

Allarghiamo lo spettro alla Regione. Bologna è distante anni luce. Il capoluogo emiliano-romagnolo ha un valore aggiunto pro capite di quasi 42mila euro e si attesta saldamente al terzo posto su scala nazionale, preceduta soltanto da Milano (oltre 55mila euro) e Bolzano (poco meno di 50mila). Anche su scala regionale, il nostro territorio è maglia nera. Basta pensare che Parma (al quinto posto) registra – nel 2022 – un valore aggiunto pro capite di oltre quarantamila euro. Poco distante troviamo Modena, con un valore superiore a 38mila euro – che la colloca in settima posizione assoluta) e Reggio Emilia a oltre 37mila euro. La provincia più ‘prossima’ a quella estense è Rimini, che tuttavia ha un pil pro capite di quasi 29 mila euro (28.854 per la precisione) che la colloca al 48esimo posto nella classifica nazionale. Insomma, non c’è da stare allegri. In generale, dai dati forniti da Unioncamere emerge che, a livello nazionale, crescite a due cifre si rilevano in particolare in corrispondenza del settore delle costruzioni (10,4%) – Ferrara tra il 2021 e il 2022 ha registrato una variazione percentuale di 12 punti, mentre tra il 2019 e il 2022 la percentuale schizza a oltre 34 punti, attestandosi al 35esimo posto a livello nazionale, meglio del capoluogo di Regione se si considera la variazione degli ultimi due anni –, anche per effetto del superbonus 110%, e dei servizi (+10,6%), mentre l’industria in senso stretto cresce del 9,5%. Guardando al pre-pandemia, solo a Firenze il valore aggiunto prodotto resta ancora sotto i livelli precedenti al Covid segnando un calo del 4,7% nel 2022 rispetto al 2019, ma è in crescita dell’8,8% rispetto al 2021. Mentre allungando l’orizzonte all’ultimo decennio, tra il 2012 e il 2022, a mostrare maggiore vigore sono soprattutto le province più "giovani", più "industrializzate", più strutturate e orientate all’export. "L’analisi dei livelli provinciali di sviluppo – così il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – evidenzia come uno dei fattori di successo e di resilienza anche a livello territoriale sia rappresentato dall’avere più motori di crescita. In particolare, guardando alle performance provinciali due sembrano quelli più rilevanti: un sistema industriale saldo e interconnesso e una capacità di attrare e far crescere la filiera dei servizi collegata al turismo. Il tutto si è accompagnato al buon andamento dell’edilizia in parte consistente però legato anche ai provvedimenti di incentivazione ".

Detta così, sembra una prospettiva incoraggiante. Ma Ferrara, resta comunque un fanalino di coda. Per lo meno nel contesto regionale. E non è poco.

f. d. b.