La lunga notte dei volontari. Nella tenda con le divise d’orgoglio

Dalla bagnatura dei tessuti per evitare roghi nel castello fino all’alba quando la Croce Rossa rompe le righe

La lunga notte dei volontari. Nella tenda con le divise d’orgoglio
La lunga notte dei volontari. Nella tenda con le divise d’orgoglio

Scoppiano i primi petardi, in barba all’ordinanza, alle cinque della sera nemmeno tanto lontano dai piedi di un volontario che – quella è l’ora giusta – sta andando a bagnare le tende rosse del castello per evitare che l’incendio diventi da show una tragica realtà. Sono le cinque della sera e tra poche ore Michele Martarello, quarta generazione di ‘fuochini’, accenderà la miccia che segna – nell’instancabile conto alla rovescia – l’incendio nel castello. Flash da una notte diversa, una notte lontana dalla famiglia e dai sapori del cenone per una trentina di volontari della Croce Rossa che, la tenda in piazza, dalle cinque del pomeriggio alle quattro di mattina, quando per tutti scatterà il rompete le righe, hanno vigilato sulla festa degli altri.

Primo turno. "I nostri volontari hanno cominciato intorno alle 17. Finestra dopo finestra, tenda dopo tenda si procede con litri d’acqua. Vengono bagnati i tessuti per evitare che una scintilla scateni un incendio, quello vero, nelle sale del Castello", spiega Rosanna Carroccia, vice presidente della Croce Rossa per passione, per mestiere dirigente biologa della banca delle cornee dell’Emilia Romagna. Fa giusto una pausa e poi di nuovo la divisa, al servizio di una comunità che sembra cambi di anno in anno per rimanere poi sempre uguale. Tortellini e lenticchie, Natale e Capodanno al sapore della salamina. Nelle strade ragazzini un po’ cresciuti e botti, costi quel che costi, le orecchie tese dei cani che quella notte vorrebbero scampare.

Il tempo della logistica. E’ ancora presto perché il cielo si accenda. I volontari – professionisti, impiegati, studenti – montano la tenda. Si chiama pma, si legge posto medico avanzato. Ci sono i soccorritori della Croce Rossa, il medico. "Siamo pronti ad intervenire per i malori non gravi", spiega Carroccia. A capo della Croce Rossa c’è Nicola Angiuli, diventato presidente pochi giorni prima dell’avvento del Covid che, l’ultima notte dell’anno, ha festeggiato anche lui. Era il suo compleanno. C’è la postazione con l’ambulanza, che accende le sirene e si incunea in percorsi già segnati per portare chi proprio bene non si sente negli ospedali. Cona, Sant’Anna, come un’astronave di luci nella campagna. Dentro medici e malati, nel silenzio dei corridoi. Ci sono volontari a piedi in piazza, anche loro sul chi vive. "Con una massa del genere di gente niente equipaggi in bici, impossibile avanzare in un muro di folla", spiega ancora.

Sempre in contatto. Grazie agli operatori di telecomunicazioni, il gracchiare delle radio che si sente sempre meno nel fragore della festa che avanza. Viene da Scandiano il Carro Radio, Reggio Emilia. L’hanno portato altri volontari. La notte avanza. Il conto alla rovescia, tappi che saltano, il castello all’improvviso rosso, come la notte. Alle due il primo rompete le righe, un gruppo di volontari può tornare a casa, nel silenzio delle famiglie che dormono già. Ma qualcuno resta, fino alle 4,47 del mattino. La tenda va smontata, la parola fine su una lunga notte. La città livida, gli echi dei botti sempre più lontani. Vicina è l’alba in un inverno che si scopre mite.