FEDERICO DI BISCEGLIE
Cronaca

L’angelo volato in cielo: "Manuel è nel mio cuore"

Felix Ntube ricorda il figlio, morto un anno fa a 16 anni in un incidente. La preside dell’Einaudi: "In sua memoria osservato un minuto di silenzio" . .

L’angelo volato in cielo: "Manuel è nel mio cuore"

L’angelo volato in cielo: "Manuel è nel mio cuore"

Gli scarpini coi tacchetti, che avrebbero voluto calpestare i prati verdi e perfetti dei grandi stadi, restano appesi al filo dei ricordi. Inghiottiti, come la vita di Manuel Lorenzo Ntube, nella spoon river della strada. Era di sera. A sedici anni, in bicicletta, vai forte. Corri sull’entusiasmo della vita, fino a quando un suv non te la porta via. Era di sera, dicevamo. Un anno fa. La ferita, nel cuore di chi ha amato quel ragazzo pieno di sogni e passioni – originario del Camerun, studente dell’Einaudi e difensore promettente del Padova Calcio – non si è ancora rimarginata. "Il mondo ha smesso di esistere quando ‘mini me’ non c’era più". È un urlo, straziante, di dolore, affidato ai social. Le parole sono del padre di Manuel, Felix Ntube. " La notizia è arrivata come un pugnale nel petto – scrive il padre sulla sua bacheca Facebook – . Il dolore inimmaginabile non poteva essere pesato. L’orologio smise di ticchettare e si creò un vuoto per sempre. Ti commemoriamo in questo giorno indimenticabile nonostante il dolore, poiché il tuo spirito, ogni tanto, angelicamente, viene a farci visita". Nonostante i soli sedici anni, verga ancora il padre, "hai lasciato un ricordo bellissimo ovunque tu sia andato. Ci mancherai sempre moltissimo, ma l’amore non svanirà".

"So che hai un posto meritato nel regno degli antenati – chiude il padre – e che la tua missione non è ancora finita". No, la missione non è ancora finita. Perché si muore solo quando si è dimenticati. E Manuel, anzi ‘Manu’ è ancora vivo nel cuore degli amici e dei compagni di classe. Proprio l’altro ieri, infatti, dopo il suono della campanella, all’Einaudi, solo il silenzio soltanto è regnato. "I suoi compagni di classe e i suoi amici più stretti – racconta la dirigente dell’istituto, Marianna Fornasiero – ci hanno chiesto di osservare un minuto di silenzio al termine delle lezioni. E così, dopo l’ultima campanella, abbiamo ricordato Manuel". Ma riavvolgiamo per un secondo il nastro, accompagnati dalla preside. "L’organizzazione delle lezioni – riprende la dirigente – prevede che i ragazzi frequentino aule diverse, in base ai corsi. Ebbene, all’inizio dell’anno, ai compagni di classe di Manuel capitò di tornare in quell’aula in cui l’anno scorso demmo loro la notizia del tragico incidente. Un luogo che, nella memoria dei ragazzi, resta quindi legato a quel terribile momento. Tant’è che le rappresentanti di classe sono venute nel mio ufficio per chiedermi di non entrare più in quell’aula. E, da allora, nessuno degli ex compagni di Manuel frequenta quel luogo". Quanto pesa un ricordo nella mente dei ragazzi. Quel silenzio, quell’aula. Forse perché, a ognuno di loro, Manuel lasciò qualcosa. E allora è vero: la sua missione non è ancora finita.