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MARIO BOVENZI
Cronaca

Passa la piena sul Grande Fiume Barche e alberi nella corrente del Po

Il livello è salito di quasi tre metri, transennate le passerelle. Tanti curiosi a scattarsi selfie con il telefonini

Passa la piena sul Grande Fiume  Barche e alberi nella corrente del Po
Passa la piena sul Grande Fiume Barche e alberi nella corrente del Po

di Mario Bovenzi

Una barca strappata agli ormeggi che scivola in balia della corrente, un’isola di tronchi che finisce contro uno dei pilastri del ponte. Scatti dalla piena lungo il Po, un mare di acqua scura che corre verso il mare nel ribollire della schiuma. Al Pontile, sulla sponda di Santa Maria Maddalena, l’acqua è arrivata sotto la scaletta. Oscar Davì, il titolare, ha aperto ieri dopo due giorni di chiusura. Ai tavolini i clienti guardano quello spettacolo e scattano foto con il telefonino in un mondo che ormai tutto riprende, anche lo spettacolo della piena. Che così non si vedeva da mesi, da anni. Alla Canottieri Ferrara, società nata nel 1911, hanno chiuso il passaggio che porta alle barche con alcune transenne ed un trattore. Lungo le passerelle sono rimaste solo 4 o 5 barche, le altre per precauzione sono state ricoverate nelle rimesse. "In poche ore – dice Maurizio Camattari, con la moglie lungo la riva – è salito di un metro e mezzo. Da quando è cominciata la piena siamo quasi a tre metri". E pensare che lì, ancorate alle assi, qualche mese fa le barche toccavano con la chiglia quasi il fondo. Le golene sono asciutte ma bisogna attendere le prossime ore quando la piena si scaricherà in mare. Gessica Boschetti nel 2019 ha comprato una casa proprio nella golena. Era di proprietà dello zuccherificio, era in vendita. Dice: "Il mio sogno. Quando siamo entrati abbiamo dovuto fare un bel po’ di lavori. Ma qui è un paradiso". Un paradiso anche se dietro la siepe c’è il Po. Racconta ancora: "Avevano appena comprato quando c’è stata la piena, l’acqua arrivava sotto le finestre siamo dovuti andare via. Venne a trovarci il vicesindaco Nicola Lodi, era stato appena eletto. Cercò di portarci un po’ di sostegno e di coraggio". Allora ne avevano bisogno, adesso un po’ meno. Il fiume sale, ma hanno realizzato un argine che protegge le case. Al Pontile, imbarcadero con bar e ristorante, Breda Zora apparecchia la tavola. Lavora lì da dieci anni, accoglie con il sorriso le due anziane che dalla veranda si gustano lo spettacolo del Po. Ancora sotto controllo. Anche se qui non si abbassa mai la guardia. Dice ancora Oscar Davì: "Guardo i dati dell’Aipo per vedere come la situazione evolve. Ero chiuso l’altro giorno ma sono venuto a controllare sia nella mattinata sia nella tarda serata". Anche il suo dirimpettaio, sulla sponda di Ferrara, Alessandro Maccanti presidente dell’imbarcadero, ha gli occhi sul telefonino per controllare le portate, il colmo della piena. Quando dovrebbe cominciare a calare. "Sono arrivati i due metri d’acqua dal Piemonte – la sua stima –. E altri ne stanno arrivando. Alberi interi che scendono". Il maltempo, gli allagamenti e le piene portano con sé anche pesanti atti d ’accusa, a quello che è stato fatto e a quello che è mancato. "Bisogna dare più spazio ai fiumi – sottolinea il segretario dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, Alessandro Bratti – invertendo la tendenza che aveva caratterizzato l’epoca in cui molte di queste arginature sono state realizzate (la bonifica dei primi del Novecento) di recuperare più spazio possibile all’agricoltura e allo sviluppo antropico. Oggi bisogna fare un ragionamento alla rovescia. Sarebbe utile arretrare le arginature, anche creando golene chiuse al pari di quelle sul Po. L’attuale gestione del territorio è basata su una situazione climatica che è profondamente cambiata. Una corretta manutenzione delle opere arginali e un’adeguata gestione dei sedimenti e della vegetazione ripariale è intervento necessario ma non sufficiente. Le arginature sul Po e quelle sugli altri corsi d’acqua padani hanno raggiunto quote limite di altezza non più significativamente aumentabili. Emerge la necessità di definire nuovi indirizzi difensivi nel caso di eventi eccezionali sempre più possibili in epoca di cambiamento climatico".