di Federico Di Bisceglie Uno degli effetti che l’emergenza Covid-19 ha avuto sulla nostra università è il calo di iscrizioni, nonostante, come abbiamo già scritto, l’ateneo di Ferrara stia riscontrando un ottimo successo in termini di attrattività. E, facoltà come quelle di Farmacia e Biotecnologie Mediche hanno già terminato i posti disponibili. La flessione, oggi, la registrano le professioni sanitarie e in particolare Scienze Infermieristiche. A lanciare l’sos è il direttore del corso di laurea Stefano Volpato. Professore, come si spiega questa poca richiesta di...

di Federico Di Bisceglie

Uno degli effetti che l’emergenza Covid-19 ha avuto sulla nostra università è il calo di iscrizioni, nonostante, come abbiamo già scritto, l’ateneo di Ferrara stia riscontrando un ottimo successo in termini di attrattività. E, facoltà come quelle di Farmacia e Biotecnologie Mediche hanno già terminato i posti disponibili. La flessione, oggi, la registrano le professioni sanitarie e in particolare Scienze Infermieristiche. A lanciare l’sos è il direttore del corso di laurea Stefano Volpato.

Professore, come si spiega questa poca richiesta di iscrizioni a Scienze Infermieristiche e ai corsi di laurea delle professioni sanitarie?

"Questa riduzione di iscritti a mio modo di vedere è determinata essenzialmente da due ordini di problemi. Il primo è legato all’incertezza di quello che sarà il futuro anche in termini di curva epidemiologica. Situazione che di riflesso si riverbera sulle modalità di erogazione delle attività didattiche. Da questo punto di vista il rettore Zauli è stato molto chiaro: le lezioni avranno modalità mista (online e in presenza) ma, specie alle matricole, sarà richiesto almeno un appuntamento in presenza nel corso della settimana di lezioni. Il secondo motivo riguarda la ‘paura’ da parte dei ragazzi di essere traghettati immediatamente in corsia, anche nei reparti Covid, qualora ce ne fosse bisogno".

Le professioni sanitarie hanno una parte di tirocinio significativa. È possibile che il calo di domande sia dovuto al fatto che i ragazzi temano di dover affrontare i tirocini online e non in presenza?

"Forse anche questa è una spiegazione plausibile. Tengo però a precisare che la settimana scorsa sono ricominciati i tirocini delle professioni sanitarie in presenza. Dall’altro giorno anche sugli ospedali del territorio è stato dato l’ok per il ritorno in corsia dei tirocinanti, tra l’altro trattati alla stregua dei medici: a tutti viene fatto il test sierologico e, se è il caso, il tampone. Non c’è nessun rischio e, soprattutto, di infermieri c’è sempre bisogno".

Lei ha gestito tutte le lauree anticipate per permettere l’ingresso degli infermieri nel clou della pandemia. Un’esperienza insolita...

"In realtà si è trattato di un’accelerazione per quanto riguarda la discussione della tesi a coronamento del percorso. Nel pieno dell’emergenza ci siamo trovati, anche sulla base di quelle che sono state le opportunità offerte dal Governo, a dover ‘anticipare’ le discussioni. Tecnicamente i 53 ragazzi che sono poi stati contattati dalle aziende ospedaliere erano già tutti pronti. Il progetto ha funzionato molto bene. Chiaramente c’è anche chi, legittimamente non se l’è sentita di affrontare la corsia da subito. Eppure, gli altri sono stati tutti molto contenti ed è ragionevole che i contratti adesso verranno stabilizzati. È anche per queste opportunità che i ragazzi devono iscriversi. Per farlo, c’è tempo fino al 19 agosto entro le 23.30".