Scuola, banchi vuoti. Addio ora di religione: "Sempre meno studenti frequentano le lezioni"

Nella nostra provincia dissafezione in forte crescita rispetto al 2022. Monsignor Serafini: "Molti fattori determinano l’allontanamento. Ma è difficile credere che in un anno sia aumentato così tanto".

Scuola, banchi vuoti. Addio ora di religione: "Sempre meno studenti frequentano le lezioni"

Alcuni studenti durante una lezione in aula (foto di repertorio)

Lenta, ma inesorabile, prosegue la fuga dall’ora di religione nelle scuole superiori ferraresi. È quanto emerge dai dati resi noti dall’Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, che mostrano un aumento della laicità. Almeno sui banchi: con il 26,71% degli studenti che diserta le lezioni ‘cattoliche’. La nostra provincia è in linea con i numeri regionali, ma supera di gran lunga il dato nazionale che pure è salito al 15,5% dal 14,07% di due anni fa. Il ministero dell’Istruzione non forniva dal 2013 le cifre dei ’laici’, ma l’Uaar li ha richiesti e ottenuti in maniera dettagliata. Ne risulta il permanere di un grande divario fra le regioni del Centro Nord e quelle del Sud, dove la grande maggioranza degli alunni continua a frequentare ogni settimana l’ora di religione. Nella provincia ferrarese, in ogni caso, l’incremento di chi diserta le lezioni cattoliche è notevole: soltanto due anni fa, secondo i dati dell’Arcidiocesi Ferrara-Comacchio, la percentuale si attestava sul 21 per cento e, all’inizio del 2022, i dati confermavano un aumento fino al 22 per cento. Attualmente le cifre di Uaar mostrano addirittura una crescita di 4 punti percentuali in un solo anno. Il direttore dell’ufficio Irc, monsignor Vittorio Serafini, è scettico sui numeri dell’Unione degli atei: "So, per esperienza, che tendono a gonfiarli in eccesso – sottolinea –. È difficile credere che in un solo anno la percentuale sia aumentata tanto. I numeri del 2022 erano stati forniti all’Arcidiocesi dalle scuole ferraresi e, quindi, credo che sia inconfutabili". Nonostante la guerra di cifre, anche per monsignor Serafini conferma la fuga dall’ora di religione: "Ci sono diversi motivi, ma il primo che mi viene in mente riguarda come è strutturata la scuola. Un esempio? Programmare l’ora di religione all’inizio o alla fine del lezioni danneggia questa materia. I ragazzi infatti vengono messi di fronte all’opportunità di uscire un’ora prima o entrare un’ora dopo. Al tempo stesso, molte scuole non danno un’alternativa: se uno studente non vuole fare religione dovrebbe seguire un’altra materia e, invece, nulla. Quando l’ora di religione è a metà della giornata si assiste a ragazzi che escono per andare al bar o fare altro. Questa non è educazione. Alle elementari e medie i numeri di chi ‘diserta’ religione sono bassissimi, quasi irrisori. Il problema sono le superiori".

Don Serafini individua altri fattori dell’aumento della laicità: "Il ruolo delle famiglie e delle parrocchie è fondamentale nell’indicare la strada giusta. Anche un professore di religione poco preparato può allontanare gli studenti. Per questo i nostri 105 insegnanti dell’Arcidiocesi sono molto qualificati. Nelle scuole superiori mandiamo i docenti che sono specializzati nel trattare questa fascia d’età. Il professore può fare la differenza in positivo: è capitato che alcuni ragazzi decidessero di frequentare religione grazie alla presenza di un docente capace di creare interesse". L’elemento stranieri non incide quanto si penserebbe: "A volte gli studenti musulmani – prosegue – frequentano l’ora di religione perché interessati a capire e conoscere".

La Curia può fare ben poco: "Il nostro compito è quello di preparare al meglio gli insegnanti, ma ci sono troppi fattori che concorrono alla diminuzione di ragazzi che scelgono l’ora di religione", conclude. In Emilia Romagna il dato più eclatante è quello di Bologna con il 36,31% dei non avvalentisi, poi seguono Modena (29,52%), Ravenna (28,10%), Reggio, Ferrara (26,71%), Piacenza (26,23%), Parma (23,37%), Forlì-Cesena (19,64%) e Rimini (15,62%). A livello nazionale sono gli istituti professionali a presentare il maggior numero di non avvalentisi (25,52%). Seguono gli istituti tecnici (23,87%) e infine i licei (17,51%).