Spal, sul marchio è lite aperta: i tifosi chiamano il Comune, Tacopina non tratta

L’impresa fallita dell’avvocato newyorkese: curva Ovest sulle barricate e squadra che rischia addirittura la retrocessione tra i dilettanti

Joe Tacopina e il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri
Joe Tacopina e il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri

Ferrara, 9 febbraio 2024 – Quasi quattro anni fa, era il 22 febbraio del 2020, il "Paolo Mazza" addobbato a festa e gremito in ogni ordine di posti, ospitava la Juventus di Cristiano Ronaldo, che con Sarri in panchina da lì a poco avrebbe vinto il suo nono scudetto di fila.

Era la Spal della famiglia Colombarini e del presidente Mattioli, ed era soprattutto l’ultima partita giocata con stadi gremiti prima dello scoppio del Covid, quella pandemia che ha cambiato la vita di tutti e che ha rivoluzionato anche lo sport, mettendo in ginocchio tante società. Sembra passata un’eternità, se pensiamo che questa sera lo stesso stadio ospiterà la Recanatese, match salvezza in serie C. E come se non bastasse tutto ciò, adesso si litiga anche per il marchio Spal, con i tifosi della curva che ne reclamano il passaggio di proprietà al Comune, contestando apertamente Tacopina.

E’ l’incubo che sta vivendo il calcio a Ferrara, dopo un’ubriacatura tanto bella quanto repentina, con la doppia promozione dalla C alla A, ritrovata 49 anni dopo i fasti di Paolo Mazza alla presidenza, due salvezze di fila e poi una retrocessione, triste e senza pubblico, perché nel frattempo la pandemia aveva svuotato gli stadi, ma il campionato di serie A non si fermò.

Da quel giorno, dopo aver toccato l’Everest con un dito (memorabili i successi contro Bologna, Roma e Lazio, e contro la Juventus di Allegri, che quel giorno del 2019 ‘sdoganò’ il termine oggi abusato di ‘corto muso’, paragonando il testa a testa scudetto alle gare di ippica), è iniziata una discesa in picchiata, passata da un cambio di proprietà fino all’attuale contestazione della Curva Ovest nei confronti di Joe Tacopina, subentrato ai Colombarini oltre due anni fa, quando i biancazzurri erano ancora in serie B.

L’avvocato newyorkese ha acquistato, ripianando i debiti, ma dopo i proclami ha inanellato una lunga serie di errori che si sono ripercossi poi sui risultati sportivi. Una lunga girandola di allenatori (è passato di qui anche il debuttante Daniele De Rossi, ora alla guida della Roma), l’ingaggio di nomi importanti, ormai più ‘vecchie glorie’ con acciacchi e poco smalto del tempo che fu (Pepito Rossi e Radja Nainggolan su tutti) e un mercato con porte girevoli che non ha evitato, la scorsa primavera, una rovinosa retrocessione in serie C. Un danno per la città, per gli sportivi e per chi nella Spal aveva investito.

Per questo Joe ha rilanciato, non riuscendo però ad invertire quella china discendente che da quattro anni perseguita i colori biancazzurri. Così, con la squadra che continua a cambiare giocatori e allenatori vorticosamente e che si trova oggi a rischio addirittura di finire tra i dilettanti, la forte contestazione della Ovest è sfociata nella richiesta al Comune di fare da tramite con la società, per poter consegnare il marchio della Spal alla città, senza alcun costo.

"Crediamo sia giusto che il marchio che rappresenta un patrimonio sportivo, sociale e culturale di questa città debba essere tenuto saldamente tra le mani del Comune di Ferrara, che deve avere l’onere e l’onore di preservarne la storia", hanno detto i tifosi nelle scorse settimane. Una richiesta che è in mano ai legali, il Comune ha predisposto un tavolo tecnico per capire se la cosa sia fattibile o meno. Difficile lo sia gratuitamente.

"E’ una questione legale in mano ai miei avvocati. Il marchio è attaccato alla Spal e non ci ho perso molto sonno. Ma se qualcuno è disposto a pagare 28 milioni per il logo, mi chiami pure", ha dichiarato Tacopina nella sua ultima intervista.

La situazione resta tesa, e nel frattempo la squadra annaspa.