Stretta sui locali, il caso al Tar. Oggi l’udienza, il Comune:: "Gad, situazioni molto gravi"

Dieci negozi oggetto di ordinanze restrittive hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo. L’amministrazione si costituisce in giudizio: "Non possiamo sottovalutare la situazione".

Stretta sui locali, il caso al Tar. Oggi l’udienza, il Comune:: "Gad, situazioni molto gravi"
Stretta sui locali, il caso al Tar. Oggi l’udienza, il Comune:: "Gad, situazioni molto gravi"

L’udienza è fissata nella tarda mattinata di oggi. Possiamo chiamarla ‘udienza Gad’. Sì, perché si discuterà davanti al tribunale amministrativo regionale di Bologna il ricorso delle dieci attività del quartiere Giardino che, a vario titolo, sono state oggetto di un’ordinanza restrittiva da parte del Comune. Da via Nazario Sauro a Porta Catena, da Porta Po a corso Piave, finendo con via Canapa, piazza Castellina e via Oroboni. I 10 ricorrenti sono rappresentanti in giudizio dai legali Sebastiano Casolino (foro di Rovigo) e Raffaella Vingiano (foro di Ferrara). Mentre a difendere il Comune è l’avvocato Giuliano Onorati.

Nella memoria di costituzione in giudizio, il legale che rappresenta l’amministrazione – al di là di sostenere in punta di diritto la volontà di applicare le misure restrittive ai locali – fa una lunga e articolata descrizione del contesto in cui queste ordinanze hanno agito. Sì, perché se è vero che gli atti sono stati diversi, la ratio che sta alla base di ognuno di essi è la medesima e sottende un preciso indirizzo politico: una discontinuità rispetto al passato nell’approccio alle problematiche di quella zona. Una zona, la Gad, "che si trova in una situazione molto seria, che sarebbe un grave errore sottovalutare, da chiunque provenga la sottovalutazione". Tutta l’area interessata dall’ordinanza, si legge nella memoria, "è afflitta, da molto tempo, da gravissimi fenomeni di degrado connessi essenzialmente a spaccio, prostituzione, reati violenti e abuso di alcolici per le strade". Tali fenomeni hanno portato "nello scorso decennio a una pressoché totale chiusura degli esercizi commerciali, a uno spopolamento del quartiere che si avviava a diventare una sorta di ghetto". Di qui il passaggio sulla mafia nigeriana. "Per molti anni – prosegue la memoria – prostituzione e spaccio, gestiti dalla mafia nigeriana (una vera e propria organizzazione con le caratteristiche dell’associazione a delinquere di stampo mafioso), avevano raggiunto dimensioni drammatiche con episodi anche di estrema violenza in occasione di scontri anche con armi da taglio nelle fasi di vera e propria guerra per il controllo del territorio tra due principali bande rivali".