Tra lavoro e comunità: "La cooperazione, motore di sviluppo". Sos sul granchio blu

Ieri pomeriggio l’assemblea di Confcooperative con Gardini e Bonaccini "Ora lo stato di calamità per Goro". Milza: "Lavorare sulle infrastrutture".

Tra lavoro e comunità: "La cooperazione, motore di sviluppo". Sos sul granchio blu

Da sinistra, Gardini, Milza, Visentini Bonaccini e Mangolini

Di Bisceglie

"La cooperazione si è sviluppata e nasce nei contesti difficili. Quella è la nostra vocazione, anche come associazione: stare in mezzo agli operatori". Al "nostro posto". Il presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, fa leva sulle origini ma delinea una chiara responsabilità per il futuro. Al centro del suo intervento, che ha suggellato una partecipatissima assemblea di Confcooperative Ferrara (presieduta da Chiara Bertolasi), ieri pomeriggio al ridotto dell’Abbado, ci sono tantissimi temi. A partire dall’agricoltura sulla quale, il presidente, invita a "non avere un approccio ambientalista ideologico". Ma l’azione di presidio deve essere fatta "a favore dei nostri cooperatori e per la salvaguardia della sicurezza alimentare". Il comparto è in crisi e la situazione del territorio in generale – come confermato da Guido Caselli, direttore del centro studi di Unioncamere – è tutt’altro che rosea. "Ma l’assemblea di oggi ci ha consegnato, con la testimonianza dei giovani, una speranza per il domani". E i giovani sono Ester Leonardi e Samuele Pazzi, due studenti della Scuola di Sviluppo Territoriale (di cui Qn-il Resto del Carlino è media partner). Probabilmente la vera protagonista dell’assemblea di ieri, per lo meno in chiave propositiva. Tant’è che è lo stesso presidente della Regione, Stefano Bonaccini a definirla come "un modello regionale". Un sussulto di vivacità in un territorio profondamente "martoriato dalla piaga del granchio blu". L’alieno della costa irrompe prepotente come "emergenza primaria" per le "comunità di Comaccio e Goro", scandisce a chiare lettere il governatore. Proprio da lui parte l’esortazione – un viaggio a senso solo direzione Roma – per "riconoscere lo stato di calamità o lo stato di crisi del settore". Non solo, secondo il presidente regionale, "occorrono maggiori risorse", oltre a quelle che già "l’Emilia-Romagna ha stanziato". Sono oltre 2,5 milioni di euro. L’assessore regionale al Bilancio, Paolo Calvano, seduto in prima fila, incassa il riconoscimento.

Dal welfare alla sanità, passando per la responsabilità sociale delle imprese cooperative, il dialogo tra il Bonaccini e il presidente regionale di Confcooperative Francesco Milza conduce al dolentissimo nodo infrastrutturale. "Un tema strategico – scandisce Milza – sul quale occorre creare sinergie e lavorare di concerto con la Regione e con le istituzioni in generale". Bonaccini non si sottrae. Anzi, in qualche modo rilancia. "Tra poco sarà nella nostra Regione il ministro Matteo Salvini – dice – spero che ci potrà dire qualcosa sulla Cispadana". Sì, perché "l’Emilia-Romagna ha già fatto tutto il possibile". Ma soprattutto perché "è un’infrastruttura che potrà collegare questo territorio ad altri punti strategici a partire dal porto di Ravenna e al Brennero". Sulle sfide del territorio, il presidente di Confcooperative Ferrara, Michele Mangolini nel solco dell’intervento dell’assessore al Bilancio, Matteo Fornasini e dei saluti istituzionali del senatore Luca De Carlo, cita l’esempio "virtuoso di Fesvi, la società di sviluppo che abbiamo fondato assieme agli amici di Confartigianato e di Cna". Il ragionamento prende le mosse da un concetto molto chiaro: "Il movimento cooperativo – chiude Mangolini – rappresenta un elemento fondamentale per la riuscita di una politica basata sulle grandi sfide". Probabilmente la più grande, resta però quella demografica come emerge dai dati del centro studi di Unioncamere. Per cui la scommessa, come richiamato sia da Gardini che da Milza, è quella di "puntare sui giovani, sulle università e sulle sfide dell’innovazione". E in questo lo sguardo di Ruggero Villani, direttore di Confcooperative, si accende. Perché parte da lui, l’idea della scuola di Sviluppo.