"Uccise il figlio di un anno". Mamma a processo. La Corte: "Valutate la sua pericolosità"

L’infanticidio a giugno 2021, i giudici hanno nominato due periti "Importante capire se l’imputata potrà stare in giudizio e la sua capacità di intendere e volere al momento del fatto".

"Uccise il figlio di un anno". Mamma a processo. La Corte: "Valutate la sua pericolosità"

"Uccise il figlio di un anno". Mamma a processo. La Corte: "Valutate la sua pericolosità"

Dobbiamo attendere altri quattro mesi prima di vedere entrare nel vivo il processo che vede imputata una mamma accusata di avere ucciso, soffocandolo, il figlio di poco più di un anno. Nella seconda udienza, ieri, la Corte di Assise (presidente il giudice Piera Tassoni) ha incaricato formalmente i propri periti di ’scandagliare’ la mente di Amanda Guidi, 31 anni, accusata di avere ucciso volontariamente il suo terzogenito. La Corte ha nominato lo psichiatra Renato Ariatti e lo psicologo Marco Samory. Sono loro che dovranno rispondere ai quesiti posti dalla Corte sulla capacità di intendere e di volere della giovane mamma al momento della morte del figlioletto, ma anche se lei è capace di stare in giudizio. In sostanza se può essere processata. Un passaggio essenziale, questo, per capire se le udienze davanti alla Corte di assise possono proseguire. Infine, ma non ultimo per importanza, ai due professionisti è stato chiesto di approfondire la pericolosità sociale della giovane donna, la quale ora si trova in un centro di recupero per curarsi. In contraddittorio con i periti nominati dalla Corte di assise, lavoreranno i consulenti della difesa – rappresentata dagli avvocati Marcello Rambaldi e Alessio Lambertini – e dal pubblico ministero Ciro Alberto Savino. La prossima udienza è stata fissata all’11 aprile del prossimo anno, mentre le operazioni peritali inizieranno subito dopo la pausa natalizia, l’8 gennaio.

La tragedia. Era la fine di giugno del 2021, al centralino dei carabinieri arriva una telefonata: dall’altra parte del filo una donna disperata che lancia l’allarme. I militari dell’Arma raggiungono l’abitazione indicata e si vedono giungere incontro una donna in lacrime e in stato di choc, con i polsi feriti, forse a causa di un tentativo di suicidio. Era stata lei stessa, pochi minuti prima a fare la telefonata al 112. In lacrime racconta di avere ucciso il piccolo. Versione che poi verrà ritrattata, ma nonostante questo la trentunenne viene iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario e le successive indagini racconteranno che il figlioletto sarebbe morto soffocato con un oggetto soffice, forse un lenzuolo, anche se non è mai stato indicato con esattezza l’oggetto che sarebbe stato utilizzato per premere sul volto del bimbo. A giugno scorso, due anni esatti dopo la morte del figlioletto, arriva il primo verdetto di un giudice: il gup Silvia Marini rinvia a giudizio la madre per essere sospettata di avere soffocato il figlioletto di un anno mentre dormiva con lei nel lettone. Ora la Corte di assise è chiamata a stabilire che cosa è accaduto nella notte tra il 17 e il 18 giugno 2021, in quell’appartamento alla prima periferia della città, dove i carabinieri trovarono il piccolo Karim senza vita e la madre in forte stato di agitazione. Secondo la procura la donna avrebbe soffocato il figlioletto. Agli atti ci sono già due consulenze di parte con conclusioni diverse. La prima dello psichiatra forense Luciano Finotti, incaricato dalla procura, il quale ha evidenziato un vizio parziale di mente – la donna sarebbe affetta da un disturbo di personalità borderline, oltre ai problemi legati all’abuso di stupefacenti – e ne ha sottolineato la pericolosità sociale. La consulenza della difesa ha invece messo in luce una totale incapacità di intendere e volere.