Uccise la madre con il veleno. La Corte dispone una perizia: "Va stabilito se era consapevole"

Omicidio Diolaiti, dopo le discrepanze emerse in aula tra i consulenti di accusa e difesa i giudici hanno accolto la richiesta dell’avvocato Cappuccio, che assiste Sara Corcione .

Uccise la madre con il veleno. La Corte dispone una perizia: "Va stabilito  se era consapevole"

Uccise la madre con il veleno. La Corte dispone una perizia: "Va stabilito se era consapevole"

di Cristina Rufini

Dopo un lungo confronto tra consulenti, la Corte di assise di Ferrara (presieduta dal giudice Piera Tassoni e a latere Alessandra Martinelli) ha disposto che Sara Corcione venga sottoposta a perizia psichiatrica per valutare le sue capacità di intendere e volere. A scandagliare ancora una volta la vita e la mente della trentanovenne a processo per avere ucciso la madre, Sonia Diolaiti, il 27 luglio del 2022, avvelenandola con il nitrito di sodio, sarà la psichiatra bolognese Michela Casoria. La decisione è stata presa ieri a seguito della richiesta dell’avvocato difensore di Corcione, l’avvocato Antonio Cappuccio, considerando che alcuni aspetti della consulenza del pm Ombretta Volta, il professor Luciano Finotti, non hanno trovato piena rispondenza con le conclusione cui è giunto il consulente della difesa, Michele Pavanati. "Per questo c’è necessità di definire la situazione – ha commentato l’avvocato Cappuccio al termine dell’udienza – Il nostro obiettivo è quello di scoprire la verità, tutta, per arrivare al giusto processo".

Non solo, il legale che assiste l’imputata insieme alla collega Tiziana Zambelli, ha anche sottolineato che "non si poteva accettare l’incertezza finale che ha lasciato la consulenza del professor Finotti, nel dichiarare che si tratta di un caso di difficile definizione. Non solo, a fronte di test per valutare la presenza di un disturbo delirante, con cui a Corcione è stato dato un valore di 95 su una scala da uno a 100, e nonostante questo si è giunti alla conclusione che l’imputata è totalmente capace di intendere e volere, mentre il nostro consulente pur ripercorrendo l’anamnesi dei colleghi è giunto alla conclusione che la capacità di volere, proprio per la sua psicopatologia, era scemata". Spetterà quindi al perito della Corte giungere alla sintesi e stabilire se effettivamente la psicopatologia di cui tutti dicono essere affetta Corcione, possa avere influito sulla sua capacità di intendere e volere al momento dell’omicidio.

Per il consulente della procura, il professore Finotti, pur non negando i disturbi della personalità dell’imputata, ha sottolineato più di una volta che "pur essendo in presenza di una personalità schizoide e paranoide – ha spiegato alla Corte – questo non significa che fosse incapace di intendere e volere. Lo dimostra l’attenzione con cui ha pianificato il delitto e la sua storia. É sicuramente una persona che ha avuto una vita difficile, che ha individuato nella madre il fulcro di tutti i suoi problemi e mali". Una madre matrigna ma che per lo psichiatrica è stata oggettivamente vissuta come il male assoluto: colei che le impediva di avere contatti con l’esterno, con le amiche, e che l’aveva portata all’isolamento del mondo "come forma di protezione – ha concluso Finotti – Corcione ha deciso di non avere contatti, ma questo non significa che fosse affetta da una forma psicotica delirante che può avere inficiato la sua capacità di intere e volere". Altro scenario per la parte civile, rappresentata dall’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i fratelli della vittima, per il quale "tutto ci sembra essere stato chiarito sia dal consulente della procura che dal nostro, Paolo Verri. Ma vediamo le conclusioni del perito".