Willy, l’appello e le parole del parroco

Un uomo è indagato per omicidio e l'attenzione si concentra su di lui. Perquisizioni e testimonianze stringono il cerchio, ma manca l'ultimo tassello: l'anonimo. Un ambiente di pedofili e depravati, un qualcosa "più grande di noi". Una vicenda che ha buttato via troppo tempo.

Bianchi

Tralasciando ogni valutazione sull’ennesimo tempo perso – la missiva era agli atti da 9 anni – in una vicenda che di tempo ne ha buttato fin troppo, sono i dettagli vergati che ora vengono ritenuti "fondamentali" per la verità. L’attenzione è riversata su un uomo, il potenziale assassino per l’anonimo, e indagato per omicidio (con altri due). Il ’Mister X’ indirizza su un balordo non di Goro, che dormiva su un peschereccio, gravi precedenti, tossico. E attorno a lui il cerchio ora si stringe, anche grazie a perquisizioni e testi. Ma manca, prendendo a prestito l’appello, "l’ultimo tassello". L’anonimo, appunto. Certo, da quella Goro che negli anni ha mostrato comportamenti vergognosi e menzogneri – 8 indagati, falso e calunnia –, non ci si potrà attendere aiuti. Del resto di mezzo c’è solo un innocente, ridotto peggio di una bestia, il cui nome continua a infastidire. Tornando allo scritto, l’accusato è un soggetto ritenuto già all’epoca pericoloso. Ricordate ciò che disse al Carlino, nella telefonata che nel 2014 riaprì l’indagine, don Bruscagin? Chi uccise Willy, in un ambiente – aggiungiamo noi – di pedofili e depravati, era "selvaggio", "esplodeva, poi si afflosciava improvvisamente". "Un qualcosa più grande di noi". Ma se Bruscagin, assolto dalla calunnia, nel suo delirante riferire e mescolare le carte, avesse davvero voluto indirizzare verso lo stesso uomo della lettera?