Un algoritmo per ’prevedere’ le rotture dell’acquedotto. È il progetto innovativo lanciato da Hera, con l’obiettivo di concentrare, dove serve di più, le attività di manutenzione. Un fattore importante, perché la sostituzione di soli 100 metri di acquedotto, comporta almeno 15 giorni di lavoro. I risultati erano comunque positivi: mentre gli acquedotti italiani perdono ogni giorno una media di 24 metri cubi di acqua per km di rete, il territorio emiliano-romagnolo...

Un algoritmo per ’prevedere’ le rotture dell’acquedotto. È il progetto innovativo lanciato da Hera, con l’obiettivo di concentrare, dove serve di più, le attività di manutenzione. Un fattore importante, perché la sostituzione di soli 100 metri di acquedotto, comporta almeno 15 giorni di lavoro. I risultati erano comunque positivi: mentre gli acquedotti italiani perdono ogni giorno una media di 24 metri cubi di acqua per km di rete, il territorio emiliano-romagnolo servito da Hera le limita a 9,1 metri cubi. Negli ultimi tre anni, in particolare, le sole attività di ricerca attiva hanno permesso al Gruppo di individuare 2.700 perdite occulte, riparando le quali sono stati recuperati circa 7 milioni di metri cubi di risorsa idrica. Ancora più significativi alla luce dei cambiamenti climatici in atto, questi importanti risultati sono resi possibili dagli oltre 100 milioni di euro che la holding investe ogni anno nel comparto idrico, dei quali ben 30 milioni sono destinati al rinnovo delle condotte.

Ciò nonostante, si punta al miglioramento tramite la ’manutenzione predittiva’, attraverso un percorso durante il quale Hera ha coinvolto prima l’Università di Bologna e, poi, Rezatec, realtà aziendale attiva nel campo dell’intelligenza artificiale. Dopo una prima sperimentazione che ha interessato 500 km di rete della provincia di Rimini, l’algoritmo ha già dato buoni esiti, permettendo di circoscrivere la porzione di acquedotto sulla quale si sono poi effettivamente verificate la maggior parte delle perdite. Ecco perché nel 2021 il progetto sarà ulteriormente esteso, arrivando ad abbracciare ben 2.800 chilometri di rete; di questi, 400 circa saranno nell’area di Forlì.

E non è tutto: analizzando con l’Università di Bologna i fattori che aumentano il rischio di rottura, è stato possibile aggiornare le linee guida che orientano la scelta del materiale per i rinnovi delle condotte. L’obiettivo è quello di individuare la soluzione specifica che a fronte del contesto in cui avviene la posa, del tipo di terreno e della temperatura ambientale, minimizzi il rischio di rottura.

Nel 2020 l’algoritmo ha permesso di individuare il 35% della rete di Santarcangelo su cui si è verificato il 69% delle rotture, ed è stato proprio questo risultato a suggerire l’opportunità di rilanciare il progetto anche nel 2021, ampliando la quota di acquedotto interessato.