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12 lug 2022
stefania navacchia
Cronaca
12 lug 2022

Jin Ju illumina di note l’Arena San Domenico

La pianista di Shanghai propone alle 21, per Erf e Forlì Grande Musica, un concerto sull’affermazione del pianoforte nell’Ottocento

12 lug 2022
stefania navacchia
Cronaca
L’affermata. pianista cinese Jin Ju, docente all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola
L’affermata. pianista cinese Jin Ju, docente all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola
L’affermata. pianista cinese Jin Ju, docente all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola
L’affermata. pianista cinese Jin Ju, docente all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola
L’affermata. pianista cinese Jin Ju, docente all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola
L’affermata. pianista cinese Jin Ju, docente all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola

di Stefania Navacchia

Il pianoforte di Jin Ju sotto le stelle dell’Arena San Domenico. Accadrà questa sera alle 21 per il secondo appuntamento di Forlì Grande Musica che la 22ª edizione di Emilia Romagna Festival dedica alla nostra città. Docente presso l’Accademia Pianistica Internazionale di Imola, la musicista di Shanghai propone un viaggio alla scoperta di come nel corso dell’Ottocento i compositori abbiano progressivamente indagato le potenzialità del pianoforte.

L’ascolto di brani scritti da Ludwig van Beethoven, Franz Schubert e Johannes Brahms porrà in evidenza come il passaggio dal delicato fortepiano al potente e versatile pianoforte abbia avuto una notevole influenza sulla produzione musicale. Non si tratta di una critica all’utilizzo degli strumenti passati, che da ormai vari decenni sta cambiando profondamente il modo di eseguire la musica e di fruirla. Da questo punto di vista va ricordato che Jin Ju si è affermata anche come uno dei nomi di maggior interesse internazionale nell’ambito dell’esecuzione su strumenti storici.

L’appuntamento vuole raccontare un cambiamento e per questo seguirà un percorso cronologico, partendo da Beethoven e dalla sua ‘Sonata quasi una fantasia in Do# minore op. 27 n. 2’ detta ‘Al chiaro di luna’ e pubblicata nel 1801. La celeberrima pagina si avvale del sistema meccanico posseduto dal pianoforte per ottenere sonorità delicatissime e sperimentare forme musicali più libere. E 27 anni più tardi Schubert compose tre sonate per pianoforte di vaste dimensioni, la prima delle quali è la ‘Sonata in Do minore D 958’, che riprese la lezione sia di Beethoven sia dell’ultimo Mozart. Le potenzialità offerte dal nuovo strumento consentirono a Schubert di accentuare le sfumature e il vagare senza meta tipici del suo linguaggio musicale. Si avverte quel senso drammatico che caratterizzò l’ultimo periodo della sua produzione. Dopo 64 anni Brahms scrisse ‘Sette fantasie op. 116 ‘; nel frattempo il pianoforte si era ulteriormente modificato.

Questi brevi brani sono un esempio di come gli autori abbiano usato in maniera estrema questi cambiamenti per giungere a un’espressività sempre maggiore. Nelle ‘Sette fantasie’ si avverte anche il legame con l’ultimo pianismo beethoveniano. Ingresso; intero 10; ridotto fino a 5 euro; gratuito fino a 10 anni. In caso di maltempo il concerto si terrà in duomo. Info: https:www.emiliaromagnafestival.it

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