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7 mag 2022

Un temibile nemico del cipresso

In questi ultimi anni la situazione vegetazionale e sanitaria del Cipresso, in particolare le specie sempervirens e arizonica, è assai critica causa l’attacco di un temibile, pericoloso afide classificato come Cinara cupressi. Si tratta di un piccolo insetto appartenente alla famiglia degli Afidi i cui effetti dannosi più macroscopici assomigliano molto a quelli prodotti sul fogliame dal microrganismo agente del cancro del Cipresso. Esso ha la caratteristica forma degli afidi più comuni, di colore molto scuro e le cui femmine si dispongono a manicotto sui rametti più giovani, o più frequentemente alla loro base, introducendo il loro apparato boccale succhiatore nell’interno dei tessuti da dove cominciano la loro fase di nutrizione. Ciò comporta una forma di debilitazione della pianta dovuta alla suzione degli umori linfatici e alla contemporanea emissione di saliva contenente sostanze tossiche, per cui i tessuti vegetali in poco tempo evidenziano seccume più o meno esteso, finendo per interessare tutta la chioma o parte di essa. L’insetto si trova sulle piante già in autunno e la sua attivazione appare con evidenza causa il luccichio della melata, ossia di sostanza zuccherina da esso prodotta durante i periodi più soleggiati.

Come per tutti i fitofagi anche per questo afide esistono nell’ambiente altri organismi viventi che fungono da antagonisti; tra questi alcuni insetti appartenenti ai coleotteri coccinellidi. Per la notevole pericolosità di questo insetto, è tuttavia necessaria un’attenta sorveglianza delle piante al fine di effettuare la lotta con tempestività quando si notano i primi focolai di infestazione; i periodi maggiormente indicati per gli interventi sono quelli di inizio primavera in concomitanza con l’emissione di nuova vegetazione e il conseguente ricostituirsi delle popolazioni afidiche. In genere è sufficiente un solo intervento cercando di raggiungere le parti più interne della chioma dove gli afidi cercano di ripararsi.

Luigi Marchetti, fitopatologo

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