Aggredito da un paziente. Giuli fa causa a Maccioni per omissione di atti d’ufficio

Lo psichiatra ha portato in tribunale l’ex direttore dell’Area vasta: chiesta l’archiviazione, ma scatta l’opposizione. L’avvocato difensore: "Non aveva competenze dirette in materia".

Aggredito da un paziente. Giuli fa causa a Maccioni per omissione di atti d'ufficio
Aggredito da un paziente. Giuli fa causa a Maccioni per omissione di atti d'ufficio

L’ex direttore dell’Area vasta Alessandro Maccioni accusato di atti d’ufficio, per l’aggressione ai danni del responsabile del Dipartimento dipendenze patologiche Gianni Giuli. La procura ha chiesto di archiviare la denuncia, lo psichiatra aggredito ha fatto opposizione, e ora toccherà al giudice Giovanni Manzoni decidere come procedere. La vicenda parte da quanto avvenuto il 25 novembre del 2019. Un paziente entrò al Sert, si diresse verso la stanza del dottor Giuli, e con un martello lo colpì alla testa. L’aggressore fu bloccato dal personale, ma lo psichiatra rimase ferito in modo grave, tanto da aver riportato 15 punti di invalidità. All’epoca, la porta di ingresso era rotta, non c’erano telecamere e la vigilanza privata era in servizio solo dalle 7.30 alle 11, nelle ore di somministrazione dei farmaci. Ma da tempo il responsabile del Dipartimento aveva chiesto maggiore tutela, ampliando almeno l’orario di servizio delle guardie giurate, anche alla luce delle aggressioni negli ospedali, sempre più frequenti.

Da qui la denuncia per omissione di atti di ufficio nei confronti di Alessandro Maccioni, all’epoca direttore generale dell’Area vasta. Nel corso delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Claudio Rastrelli, sarebbe però emerso che la competenza in materia di sicurezza non era in capo all’Area vasta, ma alla direzione generale dell’Asur. Maccioni aveva tentato lo stesso di ampliare l’orario di controllo, era stato fatto il bando e avviata la procedura; ma le restrizioni imposte dalla spending review avevano poi impedito di trovare i fondi, e quindi tutto si era arenato. Infine, in base al regolamento aziendale in materia di salute e sicurezza dei lavoratori anche i direttori di dipartimento avevano delle competenze. Per questo la procura aveva chiesto l’archiviazione dell’accusa.

Il dottor Giuli, assistito dall’avvocato Alberto Feliziani, ha però fatto opposizione, rilevando che il cattivo funzionamento della porta era stato segnalato, e che i motivi economici non potevano impedire la dovuta tutela del personale, soprattutto in un reparto a rischio come quello. Non a caso oggi l’ingresso del Sert è protetto dalle telecamere e da una porta di sicurezza, c’è la vigilanza e il personale entra ed esce da un percorso diverso rispetto a quello dei pazienti. Il caso dunque è finito all’esame del gip Giovanni Manzoni.

In tribunale, ieri mattina, l’avvocato Gianfranco Borgani ha ribadito che l’ex direttore Maccioni non aveva competenze dirette sulla materia, e che aveva fatto comunque il possibile per aumentare la sicurezza. L’avvocato Feliziani ha chiesto invece l’imputazione coatta per Maccioni o ulteriori indagini sulle misure di sicurezza esistenti all’epoca. Nei prossimi giorni, il giudice deciderà come chiudere le indagini sull’accaduto.