Bullismo, casi in crescita: "Bisogna cogliere i segnali"

Gli specialisti del Centro Icaro sul fenomeno diffuso nelle scuole, ma non solo. Costantini: "La violenza è percepita dai ragazzi in modi molto diversi".

Bullismo, casi in crescita: "Bisogna cogliere i segnali"
Bullismo, casi in crescita: "Bisogna cogliere i segnali"

Bullismo e cyberbullismo sotto la lente d’ingrandimento dell’equipe di specialisti del Centro Icaro di Civitanova della Pars, riunitosi per la Giornata Mondiale dedicata ai due temi con l’obiettivo di inquadrare un fenomeno sempre più in crescita. Chi è preso di mira nel mondo reale lo è sovente anche in quello virtuale, con una sovrapposizione che l’Istat stima essere all’incirca dell’88%.

"Quantificare gli atti di cyberbullismo e di bullismo – afferma Irene Costantini, direttrice sanitaria della Pars – non è sempre agevole. Spesso i dati degli istituti di rilevazione non sono facilmente confrontabili per le diverse metodiche e le differenti prospettive. Molti studi ricorrono, a misure autoriferite dove la soggettività è forte o prendono in esame solo una specifica fascia anagrafica giovanile. Gli stessi atti violenti spesso vengono percepiti dai ragazzi in modi diversi".

I dati diffusi dall’Ufficio scolastico delle Marche, da un’indagine del 2021-22, riferiscono che più di uno studente marchigiano su 4, cioè il 27% del campione intervistato, dichiara di essere stato vittima di bullismo, anche se solo il 5% in modo sistematico e il restante 22% occasionalmente e quasi uno studente su 5 ha ammesso di aver compiuto prepotenze verso altri ragazzi, anche se appena il 3% confessa di farlo per abitudine come il restante 16%. Il 7% poi dichiara di aver subito episodi di cyberbullismo (solo l’1% in modo sistematico) e l’8% confessa di aver fatto il bullo usando le nuove tecnologie, ma soprattutto sporadicamente, solo nell’1% dei casi in maniera ricorrente. Lo stereotipo del bullo si sta notevolmente modificando, l’immagine del maschio dal carattere forte sta lasciando il campo ad una figura meno identificabile: le bulle femmine a cui associano dinamiche di aggressione psicologica e relazionale, come diffusione di pettegolezzi e esclusione sociale.

"Individuare tale fenomeno non è sempre facile, poiché spesso le violenze avvengono fuori dalla scuola, in contesti poco controllati – sottolinea Paolo Scapellato, componente del Comitato Scientifico del Centro Icaro – è importante che le istituzioni educative, siano in grado di cogliere i segnali di sofferenza tanto delle vittime, che spesso non riescono a denunciare i soprusi subiti, quanto i segnali preoccupanti dei bulli, le azioni dei quali vengono spesso minimizzate e giustificate dalla famiglia". "Un consiglio in caso di bullismo a scuola - precisa la Pars - comunicare alle vittime di non essere sole. La collaborazione tra genitori e insegnanti è fondamentale".