Crac Maceratese, Tardella prosciolta: "Riabilitata dopo anni di umiliazioni"

Il fatto non sussiste: cade l’accusa di bancarotta fraudolenta. Sarà processato il successore Claudio Liotti

Crac Maceratese, Tardella prosciolta: "Riabilitata dopo anni di umiliazioni"

Il fatto non sussiste: cade l’accusa di bancarotta fraudolenta. Sarà processato il successore Claudio Liotti

Accusata di bancarotta fraudolenta per la gestione della Maceratese, è stata prosciolta con la formula più ampia, "perché il fatto non sussiste" l’ex presidentessa Maria Francesca Tardella. Sarà invece processato per bancarotta documentale il suo successore al vertice della società biancorossa, il napoletano Claudio Liotti: la prima udienza sarà a febbraio dell’anno prossimo. A gennaio 2018 la Maceratese fu dichiarata fallita, su istanza di Comune e Apm. Una trentina di creditori reclamarono alla fine quasi un milione di euro: l’Agenzia delle entrate rivendicava poco meno di 400mila euro, il Credito sportivo 200mila, il Comune oltre 70mila per i canoni dell’Helvia Recina, l’Apm 40mila per le bollette dell’acqua a Collevario, l’Inail 16mila, e poi alberghi, le aziende dei pullman, ristoranti, dirigenti e allenatori. Dopo il fallimento il curatore, il commercialista Alessandro Benigni, rilevò delle anomalie nei bilanci del 2013 e 2014, e così i due ex presidenti furono indagati.

Per Tardella, amministratore unico o presidente del consiglio di amministrazione dal luglio 2011 al novembre 2016, era stata ipotizzata la bancarotta fraudolenta: avrebbe nascosto alcuni debiti, registrandoli in bilancio come ricavi per liberalità. Questi debiti sarebbero stati i proventi percepiti dalla stessa Tardella, dalla Gulliver sas di cui era socia accomandataria, e da Paola Piangiarelli, e poi in parte restituiti. Così la presidentessa avrebbe fatto risultare perdite di esercizio minori, causando o concorrendo a causare il fallimento della srl. Liotti invece, subentrato dal maggio 2017 fino al fallimento della Maceratese, era accusato di bancarotta documentale per aver sottratto o occultato libri e scritture contabili, oppure di averle tenute in modo tale da tendere impossibile la ricostruzione del patrimonio, per procurarsi ingiusto profitto e danneggiare i creditori. Ieri, in udienza preliminare, il pm Vincenzo Carusi ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Ma il giudice Giovanni Manzoni ha prosciolto Tardella e rinviato a giudizio Liotti. "Liotti non ha mai ricevuto la documentazione contabile da chi lo aveva preceduto – ha commentato il difensore, l’avvocato Federico Valori –, non c’era alcuna finalità di arricchimento indebito. Affrontiamo il processo con tranquillità". Soddisfatta Tardella, che con tre interrogatori, consulenze e memorie depositate dai difensori, gli avvocati Giancarlo e Stefano Nascimbeni, ha dimostrato la sua innocenza. "Aveva gestito la società da proprietaria, versando nelle casse sociali centinaia di migliaia di euro – ha dichiarato l’avvocato Giancarlo Nascimbeni –. Con il proscioglimento abbiamo chiuso il cerchio sull’annosa vicenda che tanto ha provato Tardella. Anche perché il 16 febbraio il giudice Bellesi ha archiviato, accogliendo la richiesta del pm Vincenzo Carusi, l’ultima coda della denuncia sporta nel 2017 da Spalletta, che l’aveva accusata di un buco milionario: accusa che si è dimostrata del tutto infondata. In questi sette anni Tardella ha subito umiliazioni e sofferto molto. Ma ora esce riabilitata sostanzialmente e formalmente. La riabilitazione, doverosa, la ripaga solo in parte delle sofferenze subite. Conforta però vedere che quando sussistono le ragioni, queste al tribunale di Macerata trovano accoglimento".