Da XFactor al trionfo di New York. Kimono: "Canto la sofferenza perché la musica facilita la cura"

Sta per uscire l’ultimo singolo della civitanovese Sofia Tornambene. "Le canzoni hanno sempre fatto parte della mia vita, da piccola giocavo con il pianoforte a coda. A 3 anni imparai a memoria un brano di Arigliano".

Da XFactor al trionfo di New York. Kimono: "Canto la sofferenza perché la musica facilita la cura"
Da XFactor al trionfo di New York. Kimono: "Canto la sofferenza perché la musica facilita la cura"

"A giorni uscirà il mio nuovo singolo" annuncia Sofia Tornambene, in arte Kimono, artista civitanovese classe 2002 che nel 2019 si aggiudicò la tredicesima edizione di X Factor e lo scorso 9 ottobre ha trionfato in ‘New York Canta’, il festival della musica italiana a New York. "Un’emozione grandissima - racconta - partecipare ad un evento così importante e vincere con un mio brano (‘In ostaggio’, ndr). La cosa più entusiasmante è stata portare la bellezza della musica italiana all’estero, creando così un’unione con persone di diversa lingua e cultura. Ho avuto anche la possibilità di girare la città e c’è una cosa che mi piacerebbe raccontare".

Ce la racconti, prego.

"Eravamo a Central Park e un ragazzo stava suonando la chitarra e cantando ‘Let it be’ dei Beatles, davanti al memorial di John Lennon. Ho detto al mio menager: “Perché non gli chiediamo di cantare una canzone insieme?“. Abbiamo intonato ‘Imagine’ ed è stata una bella esperienza di vita".

Nella Grande mela ha vinto con ‘In ostaggio’: cosa comunica con questo testo?

"In generale, in tutte le mie canzoni cerco di parlare della sofferenza psicologica. Ad esempio, in ‘Tempesta’, vado nelle questioni individuali come gli attacchi di panico. Con ‘In Ostaggio’, racconto la relazione con se stessi: è un dialogo tra me e la mia mente, quella parte di noi che ci tiene sempre prigionieri e non ci fai mai vivere il presente, sconfinando in ansia e panico. Tratto questi argomenti perché penso che la musica sia anche curativa. Molti miei coetanei tengono tutto dentro, non riescono ad esprimersi, io, invece, mi ritengo fortunata ad avere la musica come mezzo per esprimere ciò che penso. Inoltre, ‘In Ostaggio’ include il discorso delle relazioni con gli altri. Troppo spesso ascoltiamo casi di abusi, violenza sulle donne e in generale relazioni tossiche. Perciò, nel brano faccio riferimento alla ‘Sindrome di Stoccolma’, cioè quando la persona trattenuta prova dei sentimenti positivi verso il suo rapitore".

Quali sono i suoi punti di riferimento artistici?

"Adoro i ‘The weekend’, Jacob Collier, Coldplay, I Queen, Michael Jackson, ma ascolto un po’ di tutto. Guai a limitarsi nella curiosità. Per me, la musica è totale espressione di ciò che sento e di quello che sono. Un brano può nascere mentre sto mangiando un gelato, oppure mentre cammino al parco".

Dove è nata la sua passione per la musica?

"La musica ha sempre fatto parte della mia vita, mio padre è un pianista jazz e anche mia mamma è molto appassionata. A casa, avevamo un salone con un pianoforte a coda, ci giocavo in continuazione, mentre papà provava per lezioni e concerti vari. Imparai a memoria ‘Marilù’ di Nicola Arigliano e a tre anni, durante un concerto, chiesi a mio padre se potevo cantarla insieme a lui e al suo gruppo. Egli, stupito, notò questa mia vocazione e, a circa sette anni, iniziai con le lezioni di canto. Successivamente, ho anche praticato pianoforte, chitarra e basso per poi iniziare a produrre e a scrivere canzoni, fino a ‘Domani per sempre’. Dopo X Factor, la mia vita è totalmente cambiata: mi sono trasferita a Milano anche se durante la pandemia ci sono state tutte le difficoltà del caso. Ma la musica è sempre stata la mia forza".