Frode fiscale da 175 milioni di euro. Maxi sequestro, denunciati in sei

L’operazione "Arredi no tax" della Guardia di Finanza: sotto la lente due mobilifici di Corridonia e Matelica. Nei guai due maceratesi e quattro fermani: per nove anni avrebbero aggirato le norme su Iva e Irap. .

Due mobilifici, uno di Corridonia l’altro di Matelica, avrebbero messo in atto una frode fiscale da 175 milioni di euro. Per questo sono stati denunciati dalla Guardia di finanza i responsabili, due maceratesi e quattro fermani, tutti già noti agli inquirenti, e sono stati sequestrati beni immobili, conti correnti e quote societarie per 60 milioni di euro. I finanzieri del Gruppo di Macerata, diretti dal colonnello Giuseppe Perrone, hanno concluso un’articolata indagine di polizia economico-finanziaria e giudiziaria, coordinata dalla procura, denominata "Arredi no tax". Gli accertamenti sono iniziati nel 2018, dall’analisi in materia di antiriciclaggio e dal monitoraggio delle banche dati, e si è sviluppata mediante l’esame minuzioso delle contabilità aziendali e dei conti dei titolari, nonché attraverso ulteriori riscontri sul territorio. L’incrocio dei dati ha permesso di accertare che le società non avevano presentato, dal 2012 al 2020, le dichiarazioni fiscali ai fini delle imposte dirette, dell’Iva e dell’Irap, pur avendo provveduto al parziale deposito al registro delle imprese della Camera di commercio dei bilanci di esercizio. Le due aziende non avrebbero dichiarato ricavi per circa 175 milioni. Per questo sei persone, due maceratesi, un fermano e tre della provincia di Fermo, sono state denunciate per diversi illeciti penali tributari. Per l’accusa, i mobilifici avrebbero venduto all’estero arredi, ma anche materie plastiche e materiale informatico, senza poi pagare le tasse. A organizzare la frode sarebbero stati tre soggetti, succedutisi nel tempo, un maceratese e due fermani, pluripregiudicati anche per reati tributari; uno era stato anche inabilitato all’esercizio di impresa commerciale. Questi avrebbero gestito l’attività dei mobilifici avvalendosi di teste di legno, prestanome senza capacità imprenditoriale, amministratori solo sulla carta delle due aziende. Per impedire ulteriori esportazioni di merce nei paesi della Ue, è stata richiesta alla Agenzia delle entrate di emettere il provvedimento di esclusione dalla banca dati Vies (acronimo di VAT Information Exchange System) nei confronti di una delle società indagate. Nell’ambito dell’operazione il tribunale di Macerata ha emesso, su richiesta della procura, diversi provvedimenti di sequestro per equivalente di beni, tra i quali immobili, liquidità e quote sociali, per circa 60 milioni di euro complessivi. Al momento, un mobilificio è chiuso e l’altro in amministrazione controllata. Contrastare l’evasione fiscale vuol dire contribuire alle prospettive di ripresa e di rilancio dell’economia del Paese e favorire una più equa ripartizione del prelievo impositivo tra i cittadini.