"Gli orfanotrofi? Effetti devastanti soprattutto nei primi anni di vita"

Fermani (Unimc): cibo e cure non mancano, il problema è la deprivazione affettiva

"Gli orfanotrofi? Effetti devastanti soprattutto nei primi anni di vita"

"Gli orfanotrofi? Effetti devastanti soprattutto nei primi anni di vita"

"In Ungheria non ci sono più orfanotrofi, presenti invece ad esempio in Russia. Li hanno aboliti decenni fa, perché purtroppo gli effetti dell’istituzionalizzazione sono più devastanti di quelli dell’abbandono". Così Rossella Monti, presidente di Ernesto ODV, associazione che si occupa di adozioni internazionali. "In Ungheria – spiega – sono previste forme di tutela per il 90 per cento in famiglie affidatarie, le quali devono avere una logistica adatta per accogliere più minori (possono accogliere fino a sette bambini). Un componente deve dedicarsi esclusivamente a loro. Queste famiglie fanno formazione e possono specializzarsi ad esempio anche in fasce di età. Possiamo dire che i bambini, in questo modo, vivono una vita più vicina alla normalità, cosa che fa la differenza: vanno alla scuola pubblica, spesso vivono in una casa con un giardino, hanno regole, ricevono supporto. È chiaro che non è la stessa cosa di una famiglia propria, ma comunque la dimensione familiare ti dà stimoli che in orfanotrofio non puoi avere". Sul tema dell’istituzionalizzazione, Alessandra Fermani, docente di Psicologia sociale dell’Università di Macerata, spiega: "Ai bambini che vivono negli orfanotrofi in Russia non mancano cibo e cure mediche, da quel punto vista gli istituti sono dignitosi: il problema reale è la deprivazione affettiva. L’orfanotrofio è una dimensione molto lontana dall’intimità familiare e ciò ha degli effetti devastanti, soprattutto se pensiamo ai primi anni di vita in cui si creano i primissimi legami. Le tate purtroppo hanno tanti bambini da accudire e quindi questi ultimi spesso rimangono tutto il tempo in culla, senza che nessuno li tiri su, sé non per nutrirli e cambiarli, cosa che avviene sempre negli stessi orari".

Inoltre, racconta Fermani (nella foto), "queste tate indossano la mascherina, per evitare diffusioni di virus, e di conseguenza oscurano la parte più espressiva del viso. Non c’è né contatto fisico, né oculare: ciò ovviamente porta a condotte disfunzionali. Pensiamo poi al fenomeno delle morti in culla: tanti bimbi, privi di ogni tipo di contatto, di affetto, in questi istituti si lasciano andare".

f. c.