Il medico scrittore "Dai campioni di basket ai padri dell’ortopedia, così nascono i miei libri"

Nunzio Spina in servizio all’ospedale di Macerata fino a cinque anni fa "Ho giocato fino al 1981 in Sicilia, poi ho girato l’Italia per lavoro. L’ultima fatica sui Mondiali di pallacanestro, prima su Europei e Olimpiadi".

Il medico scrittore  "Dai campioni di basket  ai padri dell’ortopedia,  così nascono i miei libri"
Il medico scrittore "Dai campioni di basket ai padri dell’ortopedia, così nascono i miei libri"

di Paola Pagnanelli

Un ortopedico con la passione per il basket. È Nunzio Spina, fino a cinque anni fa in servizio nel reparto cittadino dell’ospedale, ma da sempre animato da tanta curiosità. In questi giorni è uscito con le edizioni Simple il suo ultimo libro, "I Mondiali di basket", con la prefazione del giornalista Flavio Tranquillo. Il volume fa parte di un terzetto composto da "Gli Europei di basket" e "Basket e Olimpiadi". Dentro ci sono date, statistiche, foto, testimonianze e ricordi che attraversano gli anni e i continenti: tutto il necessario per prepararsi in vista dei Mondiali a Manila al via dal 25 agosto.

Dottore, da dove arriva questo amore per la pallacanestro?

"Nasce dalla militanza in questo sport a Catania, dove sono nato e dove ho studiato. Ho giocato fino al 1981, al quarto anno di università, arrivando alla serie C, poi l’impegno universitario mi ha preso di più e ho continuato in qualche serie minore. Ma intanto, collaboravo anche con il quotidiano locale, La Sicilia, con articoli di cronaca e di basket. Finiti gli studi, ho girato l’Italia e nel 1998 sono arrivato a Macerata".

E ha sempre continuato a scrivere in questo tempo?

"No, la voglia di scrivere è tornata negli ultimi anni. Roberto Quartarone, che ha un sito di basket catanese, dieci anni fa mi ha contattato, volevano intervistarmi come giocatore del passato. E io ho proposto anche di iniziare a scrivere qualcosa sulla storia di questo sport, in particolare su Europei, Mondiali e Olimpiadi. Ho iniziato così, con la collaborazione di Quartarone che poi è anche coautore dei miei libri".

Dove si è documentato?

"La mia fonte principale è stata la biblioteca del Coni all’Acqua Acetosa, a Roma. Ho sfogliato le vecchie riviste e quelle più recenti, per iniziare a ricostruire la storia. Poi ho voluto interpellare alcuni testimoni. Tra questi ad esempio Giorgio Bongiovanni, che ho intervistato l’anno scorso: ha 96 anni e vive a Torino, e aveva giocato agli Europei nel 1951. E poi Franco Bertini, collaboratore del Carlino di Pesaro, nel 1963 giocò il primo Mondiale con l’Italia, e fu tra i migliori della nazionale. Lui racconta l’emozione di giocare al Maracanazinho, a Rio, di fronte a 35mila spettatori scatenati. Nel volume sui Mondiali, che arriva fino alla presentazione di quelli imminenti, a Manila, ho messo anche gli atleti stranieri che poi giocarono o allenarono in Italia. Tra questi c’è l’argentino Hugo Sconochini, i cui avi, con il cognome Sconocchini, partirono da Cingoli per l’Argentina".

Ci sono altri originari di queste parti?

"Ivan Bisson fino a 16 anni è vissuto qui, ci sono le sue foto di quando alle superiori partecipava ai giochi studenteschi. Poi i suoi genitori morirono a distanza di poco tempo, e lui andò da una zia a Teramo. Ma una volta l’anno torna a Macerata, per una visita al cimitero dove sono sepolti".

Come le sembra cambiato questo sport negli anni?

"È divenuto più fisico e più tecnico, ma si fa meno tattica. C’è una individualità esagerata, i tiri da 3 sono spettacolari ma snaturano il gioco di squadra. Negli anni Sessanta i tiri liberi si facevano ancora a due mani, o da sotto, e Merlati, che si è laureato in fisica, sostiene tuttora che anche secondo la fisica tirare da sotto è più facile".

Oltre al basket, lei ha scritto anche libri sui padri dell’ortopedia.

"Io sono arrivato qui con il primario Giancecchi, che all’epoca mi incaricò di fare formazione per gli infermieri. Parlando della trazione, citai l’inventore, Alessandro Codivilla, considerato il padre dell’ortopedia, e una operatrice socio-sanitaria mi disse che c’era una targa dedicata a lui all’ospedale. La cercammo e ritrovammo, perché era stata messa via: Codivilla era stato all’ospedale di Macerata per cinque mesi, prima di andare a Imola e poi al Rizzoli di Bologna. Un suo assistente qui fu Marchetti, che poi aprì la clinica. Ho pensato di scrivere un articolo per la nostra rivista sulla sua storia, ma alla fine ho ricostruito tutta la carriera. Ho trovato anche una foto del vecchio ospedale, in piazza Mazzini, con una carrozza ambulanza davanti. Anche su Panzeri e Picchio, ai quali ho dedicato altri due volumi, tutto è partito da un piccolo spunto, che mi ha incuriosito e su cui ho voluto indagare. Finora è andata sempre così, da una curiosità su cui mi metto a fare qualche ricerca". L’ultima curiosità inseguita ora è appunto "I Mondiali di basket", che può essere acquistato online al prezzo di 18 euro, oppure a 15 euro nella sede delle edizioni Simple in via Trento14.